Che ci si trovi a San Benedetto, alla Marina o a San Michele il sentimento è lo stesso: rabbia e risentimento verso gli incivili che continuano ad abbandonare i rifiuti nelle vie della città, pesando sulle tasche di chi paga la Tari.
«La maleducazione cresce e il senso civico diminuisce giorno dopo giorno», denunciano in tanti. Accanto ai mastelli rionali, nei cestini in piazza Yenne o direttamente giù sotto il muro in via San Giorgio, la situazione è la stessa: sacchetti di ogni dimensione, bottiglie, piatti e ancora elettrodomestici e mobili. Vere e proprie discariche a cielo aperto che arrivano persino nel cuore pulsante della vita turistica del capoluogo. Un pessimo biglietto da visita per chi arriva in città e per chi la vive ogni giorno.
Lo scenario
Un disagio diffuso, non più confinato ai quartieri di periferia. «Tutto il mondo è paese racconta Angela Musu, residente vicino al Teatro Massimo –. Si parla di maleducazione dei cagliaritani che non tengono abbastanza al decoro urbano – e continua –. Dovremmo lavorare sull’educazione e sul senso civico a partire dai più piccoli. Non nascondiamoci dietro l’idea che siano gli stranieri a sporcare: no, siamo noi cagliaritani i primi a farlo».
Un gesto di poco rispetto soprattutto per i cittadini che, anno dopo anno, ne pagano i costi. Ogni anno il Comune spende 2 milioni di euro per la rimozione dei rifiuti, che inevitabilmente si riversano sul costo pro-capite della Tari, aumentata del 5%. Eppure, «chi non voleva pagare continua a non farlo», dice Gabriella Adami, delusa dal sistema di raccolta. Giuseppe Molè, commerciante a San Michele parla a nome di un quartiere che si sente dimenticato: «C’è molta gente che arriva anche da altre zone e ne approfitta per lasciare la propria immondizia qui, e a pagarne siamo sempre noi, residenti di un quartiere etichettato come luogo del degrado». Anna Lepori mette le cose in chiaro: «Non si sa più dove mettere i piedi. Sono degli incivili, che paghino ciò che gli spetta».
La rassegnazione
Non bastano però le ultime modifiche normative in materia di sanzioni o il potenziamento dei sistemi di videosorveglianza a fermare i trasgressori. «La situazione continua a peggiorare, i rifiuti sono ovunque e la responsabilità va al poco senso civico dei cittadini», dice stanco Roberto Putzolu, in via Cocco Ortu. Sul posto, anche Daniela Deiana racconta di cestini stracolmi e un sistema poco efficiente. «Troppe le persone che non pagano la Tari e che buttano l’immondizia dove capita. Incivili, una sola parola per descriverli». Per Simona Carboni e Marcello Moretti: «Un sistema che non funziona – dicono –. Impossibile pagare 600 euro l’anno e non vedere nulla indietro. La raccolta porta a porta non risolverà i problemi della sporcizia per le strade e degli incivili. Perché non provare i mastelli interrati o il conferimento automatico come si era proposto a Sant’Elia?». E Il problema dei cumuli di rifiuti arriva anche fuori dai confini cittadini. «Anche nelle strade che portano nell’hinterland si cammina tra due cimiteri di immondizia – racconta in via Roma Maurizio Testa –. Non possiamo essere noi cittadini onesti a sopperire ai disagi arrecati dai pochi incivili».
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