La dispersione scolastica e l’orientamento al lavoro sono due argomenti di cui tanto si è scritto e detto ma forse poco, o in ogni caso troppo poco per le esigenze di una regione come la Sardegna, si è fatto.

L’uno è sicuramente collegato all’altro, in quanto entrambi forniscono un punto di vista delle future generazioni, poco fiduciose del sistema di ingresso nel mercato del lavoro, sia esso pubblico che privato, altamente disorientate rispetto all’importanza di effettuare investimenti a lunga durata sulle proprie competenze e conoscenze a fronte di cambiamenti del mondo del lavoro così dinamici e importanti.

Il quadro che emerge non è sicuramente rassicurante, ma ciò che deve guidare sia l’analisi che la proposta di cambiamento deve tener conto del fatto che i tempi di raccolta dei frutti di tali interventi sono lunghissimi. Affrontare questi temi implica intervenire su sistemi complessi e delicati quali la scuola e il mercato del lavoro.

Il tema della dispersione scolastica è in se un tema già con una connotazione negativa e come tale prevede automaticamente un intervento correttivo. Dare un quadro in poche righe delle motivazioni che hanno portato, e continuano a portare, gli adolescenti ad abbandonare la scuola prima del tempo è troppo riduttivo. Si può però dire che due sono le riflessioni che per decenni si sono fatte sull’argomento. La prima riconduce inevitabilmente ad una analisi della società e della famiglia, entrambe massacrate dalla parola crisi sia essa economica che di posti di lavoro, di punti di riferimento che di valori. Se le crisi sono i principali temi che assorbono le energie delle famiglie non c’è da meravigliarsi che le giovani generazioni non riconoscano più nei modelli offerti dal sistema generale una soluzione ai propri potenziali problemi. La seconda riflessione riconduce sicuramente al mondo della scuola, alle sue perenni contraddizioni di inutile conflitto tra pubblico e privato, ma che fa indubbiamente emergere una decennale sottovalutazione del problema. Continue e spesso non necessarie modifiche del sistema scolastico che evidenziano una distanza incolmabile, tra i tecnicismi degli esperti, le esigenze - anche di stabilità lavorativa - della categoria degli insegnanti e le necessità formative degli studenti.

Situazioni queste che spesso fanno emergere situazioni a volte di grande degrado a volte di eccellenza, il tutto demandato alla buona volontà della singola famiglia, del singolo insegnante, del singolo alunno. Situazioni che evidenziano una inesistenza di standard e di omogeneità di sistema che in una società moderna sono inaccettabili se si vuole uscire dalle crisi.

L’orientamento al lavoro, pur non avendo la connotazione negativa della dispersione scolastica, risente in uguale misura delle contraddizioni e problematiche accennate. L’orientamento richiama nell’immaginario di tutti noi la bussola. La bussola è però uno strumento utile solo se si sa dove andare. Il tema quindi è sempre lo stesso. In un mercato del lavoro ingessato, nel quale le crisi mettono in ginocchio tutte le imprese e la domanda di lavoro è ridotta ai minimi termini, orientare non è facile.

Nonostante il quadro non sia dei migliori, non si può abbandonare la nave. Affrontare i temi trattati è un dovere morale imprescindibile per una società civile. Riprendere una progettazione e programmazione di un sistema di orientamento alle scelte sia al lavoro che all’istruzione e formazione, permetterà una volta che la crisi economica sarà passata di avere generazioni pronte, motivate e in grado di fare meglio di noi.

Enrico Garau

Responsabile assistenza tecnica al sistema dei servizi per il lavoro

Agenzia regionale per il lavoro
© Riproduzione riservata