Il Ceo di Ryanair: «Carburante garantito per tutto maggio, poi non si sa. Prenotazioni in calo nei mesi estivi»
Lo sfogo di Miachel O’Leary: «Stava andando alla grande per noi, poi Trump ha mandato il mondo a rotoli. I prezzi aumenteranno, il cherosene ci costa 50 milioni in più al mese»Michael O'Leary (Ansa)
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Ryanair ha carburante garantito sino a fine maggio. Quel che accadrà dopo, non si sa. Dipende dall’andamento della guerra nel Golfo e da quanto accadrà nello Stretto di Hormuz: se il conflitto terminasse a fine aprile o inizio maggio non ci sarebbero problemi. Altrimenti...
Michael O’Leary, il vulcanico Ceo della low cost, ha parlato oggi durante una tavola rotonda con un gruppo di giornalisti italiani a Dublino.
Dai prezzi alla disponibilità del jet fuel, dalle tasse al calo delle prenotazioni, il capo della compagnia che detiene la maggior quota di passeggeri in Sardegna, ha risposto a numerose domande in una chiacchierata durata oltre un’ora. E lo ha fatto a modo suo, senza troppi giri di parole. Le sue dichiarazioni sono state riportate dal Corriere della Sera e dal Sole 24 Ore.
Forniture a rischio e prenotazioni in calo
«Al momento, tutte le compagnie petrolifere dicono che non c’è rischio di forniture durante maggio, ma non siamo ancora sicuri di giugno», spiega. Una frase non proprio rassicurante per il settore del turismo che rappresenta una parte molto rilevante dell’economia estiva nella nostra Isola.
O’ Leary si è scagliato contro le dichiarazioni allarmistiche dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, che nei giorni scorsi ha detto che diversi Paesi europei potrebbero iniziare a trovarsi ad affrontare carenze di carburante per aerei nelle prossime sei settimane. «La domanda di viaggio per noi è stata molto forte a Pasqua, ma vediamo un po’ di debolezza per giugno, luglio e agosto. Pensiamo che la gente stia trattenendo le prenotazioni. C’è molta narrazione mediatica del tipo ‘Il mondo rimarrà senza petrolio e i voli verranno cancellati’. Ci si mettono pure quei defic*** dell’Agenzia Internazionale dell’Energia».
Al momento, chiarisce, «l’Europa non è a corto di carburante», ma «se la guerra dovesse proseguire e Hormuz restare bloccato, ci sarebbe un rischio per forse il 10-20% del nostro carburante per aerei». Ma per ora, la low cost irlandese non effettua tagli: «Non vediamo ragioni per farlo. Le nostre prenotazioni di aprile e maggio sono l’1% sopra rispetto allo scorso anno, quelle di giugno, luglio e agosto sono l’1% sotto, perché c’è esitazione». «Nessuno di noi può essere sicuro – spiega O’Leary –, io non so se saremo costretti a cancellare dei voli. E allora perché le persone dovrebbero prenotare i voli estivi?». Inoltre, spiega, «se il volo salta perché non c’è carburante in aeroporto, è chiaramente una circostanza straordinaria, quindi il passeggero non ha diritto al risarcimento», spiega.
Costi jet fuel, un aumento da 600 milioni all’anno
Il Ceo invita tuttavia a prenotare subito, perché «se aspettate i prezzi poi saranno più alti». I costi del cherosene, infatti, sono aumentati a dismisura: «Ci è costato 50 milioni in più ad aprile ed altri 50 in più a maggio. Se continuasse così per 12 mesi, mi costerebbe circa 600 milioni». E anche in caso di fine immediata del conflitto e riapertura di Hormuz, bisognerebbe aspettare almeno «fino a settembre» per un ritorno alla normalità dei prezzi.
«Il nostro business stava esplodendo, tutto andava alla grande, nessuno è in grado di competere con noi. Poi Trump decide a metà marzo di fare a pezzi l’Iran e manda il mondo a rotoli. Volete sapere che cosa succederà? La risposta è che non ne abbiamo la minima idea», si sfoga O’Leary.
La crociata contro le tasse
E mentre la Commissione Ue discute proprio sul jet fuel, O’Leary chiede di ridurre o abolire gli Ets: «Tutto il resto è solo una perdita di tempo. I commissari Ue sono inutili, discutono da due anni di bagagli a mano. Per questo dico, datevi una mossa, abolite o riducete gli Ets».
Altri danni, nella visione di O’Leary, li fanno le tasse aeroportuali e le addizionali comunali, suo grande cavallo di battaglia. Più volte ha chiesto alla Regione Sardegna di abolirle con la promessa di fare maggiori investimenti nell’Isola: «Dove questa tassa è stata abolita il traffico è salito a due cifre. Potremmo fare di più e investire fino a 4 miliardi di dollari in Italia se venisse completamente abolita».
(Unioneonline)
