«Un’impresa sarda paga strutturalmente di più per finanziarsi non perché sia meno affidabile, ma perché opera in un contesto geograficamente svantaggiato».

Così il presidente di Cna Sardegna Luigi Tomasi, analizzando l’ultimo report diffuso dalla Confederazione, che mette in luce come la Sardegna si attesti al secondo posto in Italia per costo del credito a breve termine, con un 33% in più rispetto alla media nazionale necessario per finanziare la liquidità aziendale. Un esempio del gap? Per un investimento di 500.000 euro in 10 anni il costo aggiuntivo rispetto alla media nazionale arriva a sfiorare i 30.000 euro. «Questo divario – sottolinea Tomasi - erode competitività, scoraggia investimenti e riduce la capacità di creare occupazione».

Per questo Cna Sardegna ha sollecitato «interventi immediati e strutturali», quali: un fondo regionale di garanzia, uno sportello dedicato alle PMI sarde e l'apertura di un tavolo con le istituzioni europee sul tema dell'insularità economica.

«Pagare il 33% in più per finanziarsi rispetto alla media nazionale – evidenzia il direttore Cna Francesco Porcu – è una distorsione di mercato che mina le fondamenta del sistema produttivo isolano».

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Sempre secondo il report, nei mesi scorsi il volume complessivo dei prestiti alle imprese dell’Isola ha toccato il minimo storico scendendo sotto i 7,5 miliardi di euro, per poi risalire a 7,75 miliardi a gennaio. Un livello ancora distante di oltre 10,7 punti percentuali dal valore medio registrato nel 2022. Ma il dato che preoccupa maggiormente è la polarizzazione dell'accesso al credito in base alla dimensione aziendale. La ripresa recente riguarda infatti quasi esclusivamente le imprese più strutturate, mentre le piccole e medie imprese continuano a subire una contrazione senza sosta. Tra ottobre 2025 e gennaio 2026, mentre le grandi imprese registravano un aumento del credito del +6,3%, le piccole imprese accumulavano un'ulteriore riduzione del -1,7%.

Nel confronto con la media 2022, il divario per dimensione è netto: -7,7% per le imprese più strutturate, contro un pesantissimo -18% per le PMI e microimprese.

La ripresa di fine 2025 è trainata dall'industria (+12% tra ottobre e dicembre 2025), ma il confronto di lungo periodo mostra una flessione del -18% rispetto alla media 2022, la più intensa tra i settori e tra le più alte nel confronto interregionale. Nei servizi il calo è -13%, nelle costruzioni - 11%: in tutti i casi, la Sardegna si colloca peggio della media nazionale. 

Anche nel breve e medio periodo le prospettive non sono rassicuranti, visto che con il possibile rialzo dei tassi da parte della BCE potrebbe esserci una nuova stretta sulle imprese che già si trovano in condizioni sfavorevoli: «Con la riunione BCE dell'11 giugno – conclude Cna – si apre uno scenario di ulteriore incertezza, per questo noi saremo in prima fila per difendere gli interessi degli artigiani e delle piccole e medie imprese dell’Isola, con dati, proposte e la voce diretta alle istituzioni».

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