Violenza di genere e salute delle donne, Oristano lancia una ricerca
Il progetto VI.GE.TUM guidato dalle AcliPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
C’è una connessione sempre più documentata dalla letteratura scientifica tra la violenza di genere e la salute fisica delle donne. Un nesso che passa attraverso lo stress cronico, l’isolamento, la difficoltà di accedere alle cure, e che può incidere in modo determinante sulla comparsa e sulla progressione di patologie tumorali. È attorno a questo filo che si costruisce VI.GE.TUM, il progetto presentato a Oristano in occasione dell’8 marzo, frutto della collaborazione tra le ACLI Provinciali di Oristano APS, il Centro Antiviolenza “Donna Eleonora”, l'Associazione Prospettiva Donna APS e Martina Dell'Oro, Consigliera di Parità della Provincia di Oristano.
A dare voce al progetto è Francesca Marras, dirigente nelle ACLI oristanesi e responsabile del Centro Antiviolenza e dirigente nelle ACLI oristanesi, che ha curato e sviluppato l’iniziativa con dedizione. «Quello che vediamo ogni giorno nel nostro lavoro è che la violenza non lascia ferite solo nell’anima», spiega Marras. «Le donne che hanno vissuto situazioni di violenza, soprattutto nelle relazioni di intimità, in alcuni casi somatizzano profondamente il trauma arrivando e, in alcuni casi è capitato che osservassimo in concomitanza alle situazioni di violenza anche la presenza o l’esordio di diagnosi oncologica-spesso tardiva. Quando ciò accade, spesso le donne faticano a aderire alle terapie, vivono la malattia in una condizione di isolamento e fragilità che rischia di compromettere ulteriormente il percorso di cura. Questo progetto nasce dal bisogno di capire meglio quanto sia profondo questo legame e di renderlo visibile a chi lavora in ambito sanitario e istituzionale».
VI.GE.TUM, acronimo di “Ricerca e analisi dell’impatto che la violenza di genere può avere per le donne nell’affrontare i tumori”, si propone come uno studio multidisciplinare e intersezionale che raccoglierà dati quantitativi e qualitativi attraverso un questionario strutturato, completamente anonimo, accessibile tramite QR-Code. A rispondere saranno donne che stanno affrontando o hanno già affrontato una patologia tumorale, con l’obiettivo di far emergere le loro esperienze, le eventuali criticità nel percorso di cura e l’eventuale presenza, nella loro storia, di situazioni di violenza.
«Non ci interessa solo produrre numeri», precisa Daniela Masia, Presidente delle ACLI oristanesi, «vogliamo che i risultati di questa ricerca diventino uno strumento reale di riflessione e cambiamento, che il personale sanitario possa acquisire maggiori strumenti per riconoscere i segnali, che le istituzioni rafforzino le reti di supporto integrate, che la comunità intera comprenda come la violenza di genere non è mai un fatto privato, ma un problema strutturale sociale, che si riverbera anche nella salute delle donne».
Il progetto si inserisce in una riflessione più ampia sull’8 marzo e sul rischio che questa giornata si riduca a una celebrazione vuota. Sarà possibile compilare il questionario fino al 30 settembre 2026. I risultati della ricerca saranno restituiti alla comunità attraverso momenti pubblici di confronto, con l’ambizione di contribuire a un cambiamento culturale che metta al centro la salute, la dignità e la sicurezza delle donne. Perché, come sottolinea Marras, «una donna che vive una condizione di violenza, rischia di non potersi curare davvero. E noi non possiamo fingere di non saperlo».
