Una coppia, un rapporto che si sta sfilacciando. Forse un rapporto che non è mai decollato del tutto. Troppe domande e troppe parole lei, Claudia. Troppo intimorito, intellettuale e chiuso in sé stesso lui, Teodoro. Più cercano di comunicare, meno si incontrano. Più chiedono all’altro di ascoltare, meno l’altro sente. Si ritrovano di fronte a un baratro scavato nel tempo da piccole incomprensioni, rinunce, non detti, mancanze di empatia. Sono sempre più individui e non riescono a riconoscersi in un “noi” che appartenga ad entrambi, che non soffochi le loro libertà e le loro aspettative. Sono a un passo dall’arrendersi, poi trovano la forza di lasciare spazio al…silenzio.

Comincia così Più in là del silenzio (Le Lettere, 2026, pp. 108) di Fabrizio Guarducci e Monica Milandri. Comincia così un romanzo da camera, quasi un testo teatrale, breve, ma intenso. Un testo sulla potenza che gli esseri umani sanno mettere in campo quando scelgono il coraggio, la novità, l’eterodossia. Claudia e Teodoro decidono di ridurre al minimo le parole perché colgono che la comunicazione verbale non li aiuta a dialogare. Crea incomprensioni, aumenta le tensioni. Non scelgono però il silenzio dell’indifferenza. Decidono di trovare un terreno di incontro ignoto in cui fare germogliare la loro voglia di legame. Allora accadono cose inaspettate, come leggiamo nel libro: «Claudia preparava la colazione per tutti e due. Appoggiava il giornale più vicino a lui. Lasciava la porta del bagno socchiusa perché sapeva che lui si sarebbe lavato le mani prima di colazione. E ogni volta che lui capiva – ogni volta che accoglieva la colazione con un sorriso o si sedeva senza chiedere qualcos’altro – lei sentiva un piccolo barrito dentro, come se stessero imparando un linguaggio muto fatto di sintonia. All’inizio aveva pensato: ‘Ci stiamo adattando’. Poi, con più coraggio: ‘Ci stiamo ascoltando’. Ora sapeva che era qualcosa di più profondo. ‘Ci stiamo riscrivendo’. Era una scrittura lenta, fatta non di lettere, ma di gesti. Di abitudini che si modellavano piano sull’altro, non per dovere, ma per delicatezza. Come quando cammini accanto a qualcuno e, senza rendertene conto, adegui il passo. Non ti chiedi se sei tu o lui a cambiare. Lo fate entrambi, naturalmente».

La copertina del libro
La copertina del libro
La copertina del libro

Nel silenzio Claudia e Teodoro scoprono di poter lasciare spazio all’altro e di trovare lo spazio per fare qualcosa per l’altro. Nel silenzio trovano suoni ed echi che le parole nascondevano e che solo ora riescono ad apprezzare fino in fondo.

Fanno proprie le parole del filosofo e scrittore tedesco Ernst Jünger: «Il silenzio è più potente di qualsiasi linguaggio, di qualsiasi nome, di qualsiasi parola. Lo stesso vale per ogni immagine che, nel suo linguaggio figurativo e simbolico, rappresenta un'apparenza, una specificazione, una delimitazione dell'indistinto».

Claudia e Teodoro non vedono nel silenzio una fine, ma scoprono che esiste un “più in là” dove ritrovarsi, amarsi, anche parlarsi sapendo che le maschere, le parole vuote, il peso dei non detti e degli imbarazzi non sono più parte della loro vita.

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