Con l'obiettivo di celebrare la diversità e favorire l'inclusione, il colosso americano dei giocattoli Mattel ha appena lanciato una Barbie con l'autismo, che si aggiunge alla collezione che include Barbie con sindrome di Down, una Barbie cieca e una con diabete di tipo 1.

Si punta all'inclusione, secondo l'azienda, ma l'operazione è bocciata senza appello dal giornalista e scrittore Gianluca Nicoletti, padre di un ragazzo autistico, che la considera «scorrettissima» perché «edulcora la realtà e mantiene gli stereotipi».

La Barbie autistica ha gomiti e polsi articolati, a differenza delle Barbie tradizionali, che le consentono di eseguire «movimenti ripetitivi, battere le mani e fare altri gesti che alcuni membri della comunità autistica usano per elaborare informazioni sensoriali o esprimere eccitazione».

Gli occhi della nuova Barbie sono leggermente inclinati per rappresentare come alcune persone autistiche a volte evitino il contatto visivo diretto. Queste bambole sono dotate di un giocattolo antistress sensoriale, cuffie antirumore e un tablet, modellato sui dispositivi che alcune persone autistiche con difficoltà di linguaggio utilizzano per comunicare, ha affermato l'azienda, aggiungendo di essersi impegnata a donare 1.000 bambole agli ospedali pediatrici americani con servizi specifici per l'autismo.

Il progetto è stato avviato in collaborazione con l'Autistic Self Advocacy Network, un'organizzazione che si batte per i diritti e per una migliore rappresentazione mediatica delle persone autistiche. L'obiettivo era «creare una Barbie che rispecchiasse alcuni dei modi in cui le persone autistiche possono vivere ed elaborare il mondo che le circonda», secondo il comunicato ufficiale di Mattel. Il team ha anche discusso a lungo se vestire la bambola con un abito aderente o con uno più largo. Alcune persone autistiche indossano abiti larghi perché sono sensibili al contatto delle cuciture dei tessuti, mentre altre preferiscono vestiti che seguono le forme del corpo perché questo dà loro una maggiore percezione dei propri confini corporei. È stato alla fine scelto un abito a trapezio con maniche corte e la gonna svolazzante.

Un'operazione «scorrettissima, al limite dello sconcio», è il commento di Nicoletti, padre di Tommy, un ragazzo autistico. Un'operazione che «edulcora la realtà e congela gli stereotipi». Secondo Nicoletti, infatti, «rappresentare l'autismo attraverso questa pupattola con gli occhi strabici, con il tablet in mano e la trottolina nell'altra per insegnarlo ai bambini, è assolutamente ridicolo. L'autismo - sottolinea - non si insegna attraverso Barbie».

Barbie, aggiunge, «rappresenta un modello finto di disabilità, Un modello fashion carino, divertente, simpatico. Un'immagine di felicità, un'ilare divertente rappresentazione in cui tutti gli aspetti problematici legati alla disabilità scompaiono. L'inclusione deve passare dalla quotidianità della vita reale. Non sono belle e sorridenti tutte le persone autistiche. Il sorriso è la cosa più difficile che abbia una persona autistica». Insomma, conclude, «questa operazione non fa altro che nascondere della disabilità gli aspetti che possono sembrare urticanti, sgradevoli e farne un'immagine edulcorata, finta».

(Unioneonline)

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