La Storia bistrattata – Questa volta non è colpa del personaggio storico ma di come trattiamo noi, oggi, il personaggio storico. Parliamo di Eleonora d’Arborea, una regina sarda della seconda metà del Trecento.

L’abbiamo ridotta ad una macchietta teatrale che rasenta il ridicolo. Già nell’Ottocento, in pieno periodo Albertino di Patrie Memorie, qualcuno trovò in una bancarella un dipinto di Giovanna la Pazza, regina della Corona di Castiglia e Aragona (compreso il Regno di Sardegna), e vi scrisse sopra “Domina Lionora”, e per tale la riproducono ancora adesso in decine di pubblicazioni e perfino nelle etichette di prodotti alimentari. Nello stesso secolo romantico, le famigerate “Carte d’Arborea” – falsificate, pare, da Ignazio Pillito – la cantavano: «Vaga qual rosa e assai più vaga e bella / Eleonora del pio Marian nascea / alle scienze et alle armi ella crescea / ché la serbava a grandi honor sua stella».

Nel 1881 la magnificarono con discorsi roboanti a Oristano innalzandole un monumento riciclato, rappresentante l’Italia risorgimentale in tutto simile a quella esposta in piazza Italia a Reggio Calabria. Durante la Sartiglia di Carnevale, gli Oristanesi la fanno sfilare fra squilli di trombe e rulli di tamburi con sembianze di leggiadra fanciulla cavallerizza; mentre gli storici locali, nelle loro opere e nei loro congressi, la riducono al rango di una giudicessa giudicante che emana un insieme di norme civili e penali affinché «… venga frenata e repressa la superbia dei rei e dei malvagi».

Povera regina Eleonora, di cui ebbi la fortuna di scoprire le vere sembianze nella chiesa monasteriale di San Gavino Monreale nel 1984. Ne ha passate, e gliene fanno passare di tutti i colori!

Eleonora nell’Archivio di Barcellona – Poiché sono state distrutte in Sardegna tutte le testimonianze della nostra Storia, in carta e in pietra, per venire a conoscere chi era realmente Eleonora d’Arborea, ho frugato per quindici anni tutto l’Archivio della Corona d’Aragona a Barcellona, leggendo migliaia di documenti redatti in difficile scrittura Gotica cancelleresca. Il quadro che ne è scaturito, l’ho pubblicato nel 2003 col titolo: “Eleonora d’Arborèa. Vita di una regina”. Tutte le sue vicende le trovate lì, se volete.

Un giudizio su Eleonora – Un giudizio sintetico su Eleonora d’Arborea, che scaturisce dal complesso delle carte medioevali, è quello di una donna schiva ed enigmatica, di una governante rispettabile ma non eccezionale, divenuta più celebre di Benedetta di Càlari, di Adelasia di Torres e di Elena di Gallura, del XIII secolo, solo perché visse in un periodo di lotte indipendentiste, in un'epoca di edificazione statuale e di recupero d'identità nazionale.

Eleonora in sintesi – Nominata per ventura dalla Corona de Logu (il Parlamento giudicale) regina-reggente per conto del figlio minorenne Federico, Eleonora d’Arborea aveva allora quarant'anni, ed è improbabile che a quell’età abbia partecipato alle azioni belliche contro il nemico, come la quasi coeva pulzella Giovanna d'Arco (1412-1431) spesso a lei paragonata. Prima del 1390 si riservò, forse, le decisioni militari ultime, ma il risultato generale fu piuttosto deludente perché in tutto il corso del suo governo non andò più in là delle conquiste del padre e del fratello. Anzi, per una serie di circostanze avverse fu costretta a cedere nel 1388 quasi tutti i territori occupati, ed alcune importanti piazzeforti che resero più difficoltosa la guerra dei Sardi nazionalisti.

Non ebbe una grande visione politica e non si aprì mai all'esterno, cercando di stringere alleanze coi potentati europei del tempo o di allacciare rapporti matrimoniali con importanti Casate dell'epoca.

Anche come legislatrice la sua fama è esagerata, in quanto con la sua Carta de Logu non fece altro che rieditare, corrette e aggiornate leggi da tempo in uso nell'Arborea, in parte codificate – cioè pubblicate – dai suoi predecessori, soprattutto dal padre Mariano IV.

Il valore nazionale di Eleonora – Con tutto ciò, Eleonora d'Arborea resta l’unica figura del nostro passato che ha superato i confini dell’isola ed è assurta a simbolo di libertà e d'indipendenza, emblema di un popolo che cerca nel mito eroico la propria identità. E, come tale, la celebro oggi su L’Unione Sarda.

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