Quattro decenni fa l’Europa era ancora divisa nettamente in due. Occidente e Oriente si guardavano, infatti, in cagnesco essendo legati a doppio filo il primo agli Stati Uniti, il secondo all’Unione Sovietica. Poi, improvvisamente le cose cambiarono a partire dalla fine degli anni Ottanta del Novecento. Nel 1989 crollò il muro di Berlino e terminò l’egemonia sovietica in Europa orientale. Poi, nel 1991, la stessa Urss si sciolse.

Con la fine dei regimi comunisti, però, emersero antiche rivalità etniche. Talora si risolsero pacificamente, come nel caso della Cecoslovacchia, dove i cechi e gli slovacchi si separarono di comune accordo, dando vita nel 1993 alla Repubblica ceca e alla Slovacchia. In altri casi, invece, le rivalità etniche ebbero conseguenze drammatiche, come nel caso della Iugoslavia, uno Stato che riuniva diverse etnie e religioni, mescolate da secoli.

Il dramma esplose quando la Slovenia e la Croazia si dichiararono indipendenti, nel 1991. La Slovenia ottenne il suo scopo con relativa facilità, mentre la Serbia si oppose con la forza all’indipendenza della Croazia, abitata da una consistente minoranza serba. Dalla Croazia il conflitto si estese nel 1992 alla Bosnia-Erzegovina, dove convivevano musulmani, croati e serbi. La guerra tra le diverse etnie in Iugoslavia si trasformò rapidamente in un bagno di sangue, che colpì soprattutto la popolazione civile. Essa, infatti, fu combattuta dagli eserciti regolari ma anche da formazioni irregolari, il cui scopo divenne la pulizia etnica, un’azione volta a costringere con il terrore l’etnia avversaria ad abbandonare un dato territorio. Tornò così la barbarie in un continente, quello europeo, che credeva di essere civile e, nonostante questo, gli Usa, l’Europa occidentale e l’Onu esitarono a lungo prima di intervenire, e i caschi blu delle Nazioni Unite, inviati in Bosnia, non seppero difendere efficacemente i civili. Nel novembre 1995 la mediazione degli Usa portò all’accordo di pace di Dayton, firmato dai presidenti di Croazia, Bosnia-Erzegovina e Serbia. La Bosnia-Erzegovina diventò uno Stato indipendente, diviso in due entità, una croato-musulmana e una serba, ciascuna dotata di ampia autonomia.

La copertina del libro
La copertina del libro
La copertina del libro

Durante la guerra di guerra, come detto, avvennero barbarie difficili anche da raccontare, ma che è giusto non dimenticare. Su tutto, il 5 aprile 1992 le truppe serbe del generale Ratko Mladić iniziarono l’assedio di Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, che durò più di tre anni e provocò la distruzione della città e la morte di 12.000 abitanti. Nel corso dell’assedio accadde tutto il peggio che si può collegare a un conflitto: bombardamenti, stupri, attacchi senza scrupoli contro la popolazione civile. Avvenne anche qualcosa di forse ancora più vergognoso e indicibile: "safari” di puro divertimento con obbiettivo della caccia degli esseri umani.

Ezio Gavazzeni nel suo I Cecchini del Weekend (Paperfirst, 2026, pp. 288, anche e-book) scoperchia proprio uno dei misteri più sordidi e occultati legati alle vicende della guerra di Bosnia. Durante l’assedio di Sarajevo ricchi stranieri provenienti da tutti i Paesi occidentali, tra questi molti italiani, hanno pagato somme ingenti per affiancare i cecchini dell’esercito serbo bosniaco e sparare alle persone inermi nella capitale Sarajevo. Nelle testimonianze raccolte nel libro è stata ricostruita l’organizzazione, come avvenivano i “safari”, nonché le tariffe che venivano pagate dai “clienti-cecchini”, per sparare ai bersagli umani. Ciò che emerge è che il trofeo più ambito dai “cacciatori” erano i bambini.

Nel libro di Gavazzeni sono contenute testimonianze da parte di fonti attendibili, accompagnatori e testimoni mai ascoltate prima che delineano il “fenomeno” in tutta la sua completezza, dall’organizzazione allo svolgimento. Scopriamo così che i clienti erano ricchi italiani, professionisti o imprenditori - e qualcuno di loro frequenta ancora oggi i programmi TV - che potevano permettersi di pagare il corrispettivo del costo di un appartamento di oggi per passare un weekend a sparare alla popolazione civile bosniaca per poi tornarsene a casa loro impuniti. “Cuori di tenebra”, ma forse anche questa definizione è un complimento per dei vigliacchi.

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