Poche immagini simboleggiano la gioia di vivere e la vitalità della giovinezza meglio della celebre ripresa di Audrey Hepburn che guida una Vespa per le vie di Roma trasportando un attonito Gregory Peck. Siamo nel 1953, il set era quello del celebre Vacanze romane e Roma era agli albori delle Dolce vita.

Per Audrey Hepburn si trattava della prima pellicola da protagonista e fu subito un trionfo: il premio Oscar come migliore attrice, l’entrata trionfale tra le star di Hollywood, la notorietà planetaria, la mutazione rapidissima in icona di stile e di bellezza. Audrey divenne un modello per tante donne e ragazze del tempo, per il suo mix di tradizione e di modernità, di candore e di sensualità solamente accennata. Entrò nell’immaginario, divenne un mito, ma senza perdere il contatto con la realtà e senza dimenticare il proprio passato, quando era Audrey Kathleen Ruston, una smilza ragazzina come tante del suo tempo.

Nel momento della notorietà, a poco più di vent’anni, la giovane attrice aveva, infatti, già molta vita dietro le spalle come ci racconta Audrey (TEA, 2026, pp. 304, anche e-book, traduzione di Alessandro Zabini), biografia definitiva della star scritta dal figlio, Sean Hepburn Ferrer, e dalla giornalista Wendy Holden. Aveva vissuto in Gran Bretagna e in Olanda, aveva avuto due genitori che si erano occupati poco di lei dandola in affido a una famiglia. Aveva visto il padre, fervente fascista, scomparire dalla sua vita e finire in un campo di prigionia britannico e la madre tornare a essere un punto di riferimento dopo anni d’assenza. Ma, come dimostra il libro, Audrey Hepburn era destinata a essere molte cose e a vivere molte vite. È stata una ragazzina cresciuta durante la Seconda guerra mondiale, mentre rischiava letteralmente di morire di fame e collaborava con la Resistenza olandese. È stata una delle più grandi star della storia del cinema, capace di conquistare i più importanti premi del mondo dello spettacolo e interpretando ruoli indimenticabili.

La copertina del libro
La copertina del libro
La copertina del libro

È stata un’icona di stile che ha reso il tubino nero il simbolo di eleganza che è ancora oggi. Ma forse il suo contributo più grande è stato quello di ambasciatrice umanitaria per l’Unicef negli ultimi anni della sua vita. Per Sean Hepburn Ferrer, però, è stata soprattutto una madre attenta e presente come ha dichiarato lo stesso Sean in una intervista: «Mia madre ha avuto una vita coronata dal successo e segnata dalle scelte giuste, la prima delle quali fu la sua carriera. Più tardi, invece, scelse la famiglia. E infine, quando noi figli eravamo ormai cresciuti e avevamo le nostre vite, scelse i bambini bisognosi di tutto il mondo: scelse di restituire quel che poteva in cambio di ciò che aveva avuto dalla vita. Per lei, in questa scelta così importante e determinante, stava la chiave per capire, e forse anche curare, qualcosa che l'aveva accompagnata nel corso di tutta la vita: una profonda, radicata tristezza».

In questo libro, arricchito da fotografie mai viste prima e da numerosi contributi inediti, restituisce un ritratto sincero e intimo dell’attrice: racconta come una timida ragazza inglese sia diventata la star che ricordiamo, ma soprattutto la donna altruista che ha attinto alla propria esperienza di fame e sofferenza per battersi strenuamente a favore dei bambini nei Paesi devastati dalla guerra e dalle carestie. Audrey è, infine, il commovente ricordo di una madre scritto dal figlio, un emozionante tributo a una donna unica: un fiore dai mille colori, che in qualche modo continua ad emanare il proprio profumo e a incantarci con la sua grazia.

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