Addio a Giovanni Campus, l’artista che ha misurato lo spazio e il tempo
Fra i più grandi scultori contemporanei, aveva 97 anni. Il ricordo della critica e curatrice d’arte Maria Dolores PicciauPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
È morto ieri a Milano, all’età di 97 anni, l’artista Giovanni Campus. La critica e curatrice d’arte, già assessora alla Cultura del Comune dí Cagliari, Maria Dolores Picciau, ce ne offre un attento ricordo.
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È un dolore tagliente, di quelli che scavano nel profondo, ad accompagnare l'annuncio della scomparsa di Giovanni Campus. Un novantenne che portava in sé l'assoluta contraddizione tra il tempo che passa e l'eternità: la sua mente, matematica ed erudita, vibrava di quell’energia creativa che solo i grandi sanno mantenere intatta. La notizia, giunta gelida stanotte, è quasi un tradimento: l'uomo che tutti noi pensavamo eterno, non c'è più. Questa non è solo una perdita per l'arte, ma per tutti i sardi, un legame affettivo, intellettuale e artistico intessuto di grande orgoglio per l'eccellenza che ha rappresentato.
Nato a Olbia nel 1929, Campus è stato un artista di un rigore quasi monastico, una figura che ha abbracciato la logica, la filosofia e l’erudizione per dare forma al suo universo concettuale. Dopo aver superato rapidamente le prime esperienze pittoriche degli anni ‘50, approdò alla sperimentazione con i linguaggi geometrici e costruttivi, spingendosi fino all'uso del metacrilato, un materiale che gli permise di investigare le possibilità estetiche della percezione industriale. Furono anni di grande attenzione critica, da Giulio Carlo Argan a colleghi come Bruno Munari e di esposizioni che lo posero al centro del dibattito contemporaneo. A partire dagli anni ‘70, però, la sua ricerca si fece più ambientale e relazionale, con le sue celebri "misurazioni" e interventi nello spazio urbano e naturale, come a Milano o nella nativa Gallura.
Campus non era uomo da compromessi: la sua scelta giovanile, da emigrato a Milano, di vivere unicamente del suo lavoro d'artista, lo rese implacabile. Selezionava critici e gallerie con oculatezza, esigendo serietà e competenza, mai per un banale elitarismo, ma per un’irrinunciabile integrità professionale. Proprio in questo quadro di integrità si collocano i due progetti per Cagliari che ho avuto l'onore di condividere con lui. Per me non furono semplici collaborazioni, ma momenti indimenticabili di confronto, necessari per la città.
Ricordo "Sequenze di tempo”, l'installazione del 2016 realizzata per la Facoltà di Scienze Economiche, Giuridiche e Politiche, dedicata al tema dell’istruzione. Giovanni aveva un amore viscerale per i giovani e per il loro futuro, e vedeva in quell'intervento un messaggio cruciale, un monito da lasciare alle nuove generazioni. E poi c’è l'importante scultura permanente ai Giardini Pubblici, un'opera che ha segnato un punto fermo nella nostra città. In qualità di Assessore alla Cultura, ebbi l'opportunità di confrontarmi con la sua inesauribile professionalità. Ogni dettaglio era pensato per generare un motivo relazionale con l'ambiente, con lo spazio, e in ultima analisi, con chi osservava. Giovanni era un uomo fatto di rigore, ma capace di un'umanità toccante.
L'ultima volta che ho sentito la sua voce, poche settimane fa, era velata dal dolore per la perdita di sua moglie Eva. Mi aveva confidato la difficoltà del momento, con la voce affaticata, ma subito aveva rinnovato, con la sua consueta energia proiettata in avanti, la promessa di un incontro imminente. Ho contato su quel confronto che per noi era vitale, una consuetudine mai mancata. E invece, la notizia arrivata stanotte ha interrotto per sempre il filo di quella promessa, lasciandomi il rammarico di non essere riuscita a salutarlo un'ultima volta. Con lui se ne va un Maestro, un faro e un figlio amato di questa terra. Ma le sue opere, fatte per misurare l'irrelativo e per dare forma al tempo, restano a raccontarci che Giovanni Campus non è mai andato via. Ha semplicemente trasformato la sua forma, lasciandoci in eredità un'arte che, misurando lo spazio e il tempo con perfezione matematica, ha raggiunto l'unica dimensione che gli si addiceva: l’eternità.
Maria Dolores Picciau
