Un cittadino
Caffè Scorretto
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D alle nostre parti il razzismo, la certezza che esistano più razze umane, riguarda una minoranza di idioti. Sempre troppi, però una minoranza. Invece il pregiudizio che attribuisce più o meno prestigio a certe nazionalità, quello infetta quasi tutti.
I giornali lo sanno e usano delle formule protettive per le nazionalità che ci sembrano meno glamour: un americano resta un americano e un belga è un belga, però uno di Dakar spesso è “un cittadino senegalese”, come se “un senegalese” suonasse un po’ così. Si dirà che il perbenismo è comunque meglio del permalismo, visto che ci sono testate che invece nel pregiudizio e negli ammiccamenti al razzismo ci sguazzano. È vero, eppure questa storia del “cittadino” è una conferma (inversa e un po’ goffa) dei nostri pregiudizi. Proprio come la formula che indica le nazionalità occidentali meno ricche: “di origine”. Due parole che non alludono al passato remoto o alle radici familiari di un individuo, ma servono a diluirne l’identità nazionale. Perciò un tale nato e vissuto a Tirana è “di origine albanese”, uno nato e vissuto a Lione è francese (però coi sardi la formula “di origine” curiosamente va al contrario: un Puddu di Monza, sesta generazione nata e cresciuta in Brianza, anche se parla con le vocali spalancate e si nutre di cassoeula, sui giornali sarà “di origini sarde”. Se diventa ministro o Nobel, “sardo” e basta).