B asta rivedere qualche punto di riferimento personale in città, eventualmente cambiarlo, ed è fatta. Il medico? Va bene chiunque, purché visiti all’aerostazione di Elmas. E la palestra? Non importa chi sia l’istruttore: basta che sia in un ospedale. E poi bisogna essere salutisti: camminare fa bene. A Cagliari va così per chi non guida, o non lo fa più. Non d’estate, quando i turisti affollano la città, ma già ora, nei primi giorni – pure piovosi - di primavera.

Il problema è il taxi, che non si trova e non si può prenotare, a meno che la destinazione non sia appunto l’aeroporto o un ospedale. Per le altre mete, la prenotazione è rifiutata: «Chiami al momento».

Si scontrò il ministro (di allora) Bersani, nel 2006, contro i tassisti: quella parte delle “lenzuolate” che prevedevano di liberalizzare le licenze non passò soprattutto per l’opposizione dei “tassinari” romani, che a fine carriera le vendono a peso d’oro (non è previsto dalle norme) e non volevano che si svalutassero.

È ancora così anche a Cagliari, e la soluzione di concedere una seconda licenza a chi ne ha già una, in modo che nelle ore di riposo un familiare continui a far girare il taxi, non è bastata. Il taxi non c’è. E anche da noi, come nelle metropoli, manca chi guidi: i taxi, non un taxi. Si dubita che pianga il telefono. In compenso, è certo che rida il tassametro.

© Riproduzione riservata