La scatoletta del woke
Caffè Scorretto
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Il più woke, ossia il più sveglio, è lui, Conte Giuseppe da Vulturara Appula. Anche il più veloce. Più lesto anche di Matteo Renzi, che i treni al volo sa prenderli con spericolatezza. Alexandria Ocasio Cortez, deputata dem a stelle e strisce, figura simbolo della sinistra progressista americana, non ha ancora terminato la frase di rifiuto e di condanna dell’anticultura woke che il Conte trasformista ha già cambiato uniforme e idee. «Il woke è una follia, puntiamo sull’economia» annuncia in rima baciata. E incalza: «Non è con il woke che la sinistra può fare giustizia». Mentre la sua amica-rivale Elly è in vacanza lui fa politica a tradimento. Mentre lei dorme lui è sveglio. Sveglissimo, ma non woke, parola da dimenticare. É cominciata la controcensura. Chi censurava sarà censurato. Nella sua caduta il woke trascina anche il politicamente corretto e la cancel culture, concetti a esso collegati, ma non sovrapponibili. È il fallimento dell’ideologia portante dell’attuale sinistra mondiale. Trump la celebra con un’allegra dichiarazione di morte: «La wokeness – ha detto esultando – è un problema, è cattiva ed è finita. Gli Stati Uniti non saranno più woke». Neanche il suo amico Giuseppi lo sarà più. Forse. Meglio restare, magari di nascosto, ancora un po’ woke. Svegli e molto veloci, non si sa mai. Con l’abito di riserva pronto. Non per caso lui è il Conte Fregoli.
