V ogliamo il pane ma anche le rose, diceva un bello slogan delle operaie tessili americane di primo Novecento, mutuato da un motto femminista.
Il cane si è svegliato di umore putiniano e ora si aggira per i Giardini con l’aria di chi vuole i gatti ma anche le rose. Però i gatti sono tipi svegli e quando lo vedono avvicinarsi – grintoso ma rallentato da un bipede che si fa trainare al guinzaglio emettendo flebili imprecazioni – spariscono con stile.

Le rose invece stanno piantate là, tra l’afa e la terra tiepida. Tanto si sa che hanno le spine. Ma al cane non importa: è lì per demarcare il territorio, non per azzannare fiori. E si è convinto che un bel fiotto ci starebbe bene proprio sulle rose. Forse è un messaggio ai gatti, o agli altri cani. O forse al giardiniere che osserva la scena poco più in là. E quindi il bipede flebile si risveglia e si impunta.

Siamo amici, gli dice, non puoi farmi fare queste figure. E sudando della grossa lo trascina via giusto in tempo. Poi ti cacciano, ansima, e qui non mi puoi più accompagnare. E alza lo sguardo: l’orizzonte di specchi – saline, stagno, mare – non è celeste ma di un bianco opalescente, però conserva la sua eleganza da stampa giapponese.

Devi capire che noi umani siamo inclusivi e pluralisti, almeno la mattina - spiega il bipede - Vogliamo il cane, ma anche le rose.

Quello scodinzola, ma è per farlo contento.

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