T rump è di nuovo in carica da gennaio 2025 e non abbiamo ancora capito come prenderlo. Agli inizi l’Italia si era incaricata di blandirlo, come il cugino preferito del matto che rassicura il parentado: “Ci parlo io, lo conosco bene”. Dopo un po’ dalla stanza in fondo si sono sentiti un paio di urlacci, il cugino è riapparso in salotto con un occhio nero e si è capito che non era la tattica giusta. Poi è arrivato lo stile von der Leyen, dal nome della tedesca democristiana che si è rivelata soltanto una democristiana tedesca: incassare le sberle con aria stoica gridando a ogni dazio: “Ti dirò: pensavo peggio!”. Ora c’è Mark Carney, il premier canadese: ha mandato al diavolo gli americani che pensavano di imporgli tariffe ricattatorie e si prepara a rispondere dollaro per dollaro. È un ex banchiere e sa che Trump è muscoloso ma ha la mascella di vetro: può infliggerti dolore economico pari a cento ma elettoralmente non è in grado di sopportarne neanche dieci. Non è sicuro chi cederà per primo, ma è chiarissimo per chi tifare. L’importante è che se Carney smaschererà il bluff Usa i nostri leader facciano tesoro della sua lezione di forza e dignità, senza restare nel limbo della fifa, non più amiconi e non ancora partner rispettabili (o temibili, con Trump è lo stesso). Sarebbe brutto, a proposito di Dc, se l’Ue sognata da De Gasperi e Adenauer morisse di andreottismo.

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