« Gentilissima Isola, siete stati scelti per lo sviluppo delle nostre aziende. Cordiali saluti, i Signori dell’eolico». Risposta locale: anche no, meglio che le pale girino altrove.

Purtroppo non sono gli unici "investitori" invaghiti della Sardegna. Dai dati non esattamente sbandierati dal Viminale spunta un altro settore rampante: il traffico di esseri umani. Dai 750 arrivi dei primi otto mesi del 2025 siamo schizzati a quasi duemila nello stesso periodo del 2026. Nessun prodigio astrologico né un vento generoso: “semplicemente”, Lampedusa scoppia e i mercanti di carne umana stanno scoprendo la rotta sarda. E chi affonda, e annega, a metà strada? Per i trafficanti sono solo scarti di produzione.

Nel frattempo, la politica manda in onda la solita commedia: la destra grida all'invasione ma si tiene stretta la manodopera spesso irregolare per le fabbriche del Nord e i campi del Sud; il centrosinistra appiccica ai migranti l'etichetta di "risorse" ma si scorda sempre di integrarli. Tutti fenomeni, quando si fa retorica sulla pelle altrui.

L’Isola resta dunque la location preferita per i business del sottosviluppo e sarà meglio mandare giù questo caffè scorrettissimo tutto d'un fiato: l'amaro non è una questione di miscela, ma di chi ce lo serve tutti i giorni.

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