Bomba o non bomba
Caffè Scorretto
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Sigfrido Ranucci capo del governo. Pazza idea. Ma, con fantasia e spregiudicatezza, realizzabile. Prima è necessario che appaia vittima del sistema e dei suoi avversari politici che lui, cavaliere della sinistra di lotta e di governo, ciecamente combatte. Allo scopo basta una bomba a salve sull’uscio di casa e un’esplosione mediatica: giornali, telegiornali, salotti intellettuali radical progressisti, social, fanfare e fanfaroni che si sperticano nel condannare l’attentato all’integerrimo fustigatore di costumi; e alla libertà di stampa, che egli impersona. Bisogna farne un eroe civile dal passato immacolato: non ha contaminazioni fasciste né meloniane, è virtuosamente di sinistra, è giustizialista alla Travaglio. Quanto basta per assurgere a leader acclamato del Campo largo. E, come naturale conseguenza, capo del governo. Dopo Conte Giuseppe, un blittri per dirla con Giacomo Leopardi, chiunque può diventare primo ministro. Anche un personaggio virtuale, un fuoco fatuo della politica. Conte è un precedente che incoraggia gli avventurieri. In questa logica è nato il complotto per portare Sigfrido a Palazzo Chigi. Tentativo fallito, però significativo. É la spia di un fenomeno di decadenza politica e di un processo progressivo di autodistruzione della democrazia. Promosso da artifici parapolitici si sta imponendo un populismo distruttivo di valori e qualità.
