C affè, questo sì scorretto: nel prezzo. Due caffè, tè, latte, succo di frutto, acqua e pasticceria secca, un bar qualunque (servizio a tavolino compreso) sfornerebbe uno scontrino di 15 massimo 20 euro. A Roma nella Galleria Sordi a due passi da palazzo Chigi la mini colazione servita in “chicchere e piattini” da camerieri in guanti bianchi al ministro Raffaele Fitto e al governatore della Puglia, Emiliano, è costata 77 euro più Iva, all’incirca 94 euro. Questa la notizia. Si dirà: caffè, guantiere e teiere costano a seconda del luogo, Roma è Roma e il quadrilatero della politica quota quanto quello della moda a Milano; qualità e smoking hanno un prezzo. Affari loro se non fossero anche nostri. “A chi tocca non s’ingrugni” dicono nella capitale. A chi capita non se la prenda e infatti Raffaele Fitto, che dopo poche ore lasciava Roma per l’Ue, non “s’ingrugna” perché a pagare non sarà lui ma le pubbliche finanze, quindi tutti noi. Nota del ministero: quello con Emiliano era solo un caffè mentre il preventivo di 77 euro si riferisce a una colazione con ospiti stranieri. Non precisa quanti caffè la società di catering ha servito e a chi li ha serviti, di certo c’è solo il prezzo. Non è semplice curiosità; il cittadino che paga può non scegliere il bar ma il piacere di sapere se la guantiera d’argento era compresa nel prezzo glielo vogliamo dare?

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