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Quelle giudici popolari al maxiprocesso: la toccante fiction arriva in tv

Un interessante lavoro dedicato al ruolo delle tre giudici popolari del maxiprocesso a Cosa Nostra
donatella finocchiaro sul set (foto ansa)
Donatella Finocchiaro sul set (foto Ansa)

Le ansie e i problemi della vita quotidiana, la scorta h24, i dubbi, e il senso etico e civile per un futuro migliore.

È dedicata al ruolo delle tre giudici popolari del maxiprocesso a Cosa Nostra la docufiction realizzata da Stand by me in collaborazione con Rai Fiction, in onda domani in prima serata su Rai1.

"Io, una giudice popolare al maxiprocesso" è il titolo del lavoro firmato dal regista Francesco Micchichè e che racconta la storia di una professoressa e due casalinghe con fascia tricolore, accanto ai giudici Alfonso Giordano e Pietro Grasso, di fronte a Liggio, Bagarella, Calò.

La figura di Caterina, interpretata da Donatella Finocchiaro, sintetizza quelle di tre giudici popolari, Maddalena Cucchiara, Francesca Vitale, Teresa Cerniglia; il presidente della Corte Alfonso Giordano è interpretato da un inedito e rigoroso Nino Frassica, senza barba e con capelli corti e bianchi.

Di quei tempi la Finocchiaro ricorda in realtà poco. "Ero una bambina - spiega - all'epoca giocavo con le bambole, ma avevo una zia che lavorava in un tribunale e uno zio che faceva il carabiniere, amico del generale Dalla Chiesa, ricordo le sue lacrime, era inconsolabile. Le tragedie mi sono giunte attraverso le narrazioni familiari, ma ho capito che il dramma entrato in casa, ero piccina e non avevo, confesso, percezione ancora".

Nino Frassica veste i panni del presidente della Corte, "un uomo - fa notare l'attore siciliano - d'altri tempi, elegante, ligio al dovere, arrivò a presiedere il maxiprocesso perché altri 11 si erano tirati indietro e fu la scelta azzeccata, giusta. Mi sono trovato a mio agio nell'interpretarlo, l'ho amato subito, era dotato anche di grande ironia, purtroppo non ho avuto il piacere di incontrarlo, ma solo di conoscerlo attraverso le immagini del processo, le documentazioni che ho studiato e il contributo bellissimo che ci ha lasciato".

Dietro a quel processo nel 1986 c'erano Falcone e Borsellino, i due magistrati costretti a raccogliere le prove dell'accusa all'Asinara perché a Palermo cadevano mille morti all'anno.

Le risultanze furono 19 ergastoli, 114 assoluzioni, 342 condanne, 2.655 anni di carcere inflitti dopo 35 giorni di camera di consiglio. Una storia raccontata tante volte con gli obiettivi puntati fra le gabbie dell'aula bunker dell'Ucciardone.

Nella docufiction ecco sbucare i tormenti di Francesca Vitale, la professoressa di italiano con il marito antiquario, Teresa Cerniglia, sposata con un docente, e Maddalena Cucchiara, il marito medico. Le tre donne ora 80enni che nella docufiction compaiono lucidissime ricordano tutto, hanno diari in cui appuntavano ogni cosa, come si vede anche nelle immagini d'archivio.

"I giudici popolari - spiega Pietro Grasso - erano persone che non avevano, al contrario nostro, scelto un impegno professionale per cui il rapporto con la mafia era nel conto, ma si trovarono a svolgere un ruolo delicato, importante e rischioso, e seppero rispondere alla chiamata dello Stato e della legge. Tutti dobbiamo essergliene riconoscenti".

(Unioneonline/v.l.)

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