I SARDI NEL MONDO - NOTIZIE

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Niente panico: i bambini di Malmoe sono ancora a scuola

le varie testimonianze, dalla Svezia all'Inghilterra

Ai nuoresi che quotidianamente verificano la curva del contagio si aggiungono i concittadini all'estero che in Barbagia hanno famiglie d'origine e amici. Esperienze particolari, preoccupazioni simili, antidoti differenti all'emergenza che sta sconvolgendo il mondo.

Inghilterra

Paolo Mannale, 47 anni, lavora a Bournemouth, Regno Unito, è cuoco in un College. «In questo momento qui sono chiuse le attività non strategiche ma aperti i take away. Io sono a casa sebbene non ci siano grosse limitazioni, siamo ancora nella fase dei consigli che vengono seguiti rigorosamente. Non avendo strumenti culturali e scientifici, osservo con preoccupazione lo stravolgimento dello stato di diritto. Gli scienziati tarano la politica sulla base della curva di contagio, credo si debbano rispettare i dettami ma una coscienza civile responsabile come quella che vivo produrrebbe maggiori risultati senza inficiare economia e diritti». Non sarà l'Eden ma i parchi, il mare vicino, consentono ai suoi tre figli di continuare a vivere sereni all'aria aperta.

Libera Svezia

Un'altra prospettiva ha Salvatore Bussa 45 anni. A Malmoe in Svezia lavora in un supermercato, sua moglie Milena Carta (41) di Perdasdefogu lavora in una scuola. «Assistiamo all'incedere del virus che avanza, la situazione è tranquilla finora, il governo ha chiuso i luoghi di ritrovo degli over 65 e chiesto loro di stare a casa. Vietati sport all'aperto (rinuncia seria perché qui Pasqua significa vacanze sulla neve) e riunioni oltre le 50 persone. «A scuola - racconta Milena Carta - i bambini in mensa non adottano il self service, vengono dati loro i pasti dal personale munito di guanti, a riprova del fatto che non ci sia un allarme forte. Nel frattempo il governo aumenta i posti letto negli ospedali e gestisce i pazienti attuali a domicilio. Sta allestendo vicino a Stoccolma strutture per pazienti in terapia intensiva ma ha dichiarato apertamente che il punto è prevenire, essere pronti se dovesse precipitare la situazione, ma senza stravolgere i diritti del cittadino sanciti dalla Costituzione. Effettivamente si vedono meno persone ovunque, ma la Svezia di suo ha una conformazione geografica per cui le distanze sono assicurate in partenza».

Il virus sopra Berlino

Giovanni Guccini, 41 anni, è architetto a Berlino, sua moglie Sara ingegnera, quindi entrambi lavorano per scelta da casa. «In Germania - raccontano - metodo e rigore continuano ad essere i fari. In ogni zona, a seconda della criticità vengono adottate misure più o meno stringenti: attività non strategiche chiuse, chi può lavora da casa, c'è divieto di spostamenti dalle zone più colpite, ai funerali partecipano massimo 10 persone. Si è passati dal consigliare alcune cose universali alla sanzione se non la si rispetta. Qui difficilmente giovani e anziani vivono insieme, quindi la fascia cosiddetta più a rischio è attualmente la meno investita dal problema. Il sistema sanitario è di tipo misto, attualmente il tampone è gratuito e può essere fatto anche all'esterno delle strutture ospedaliere». Pare che le aziende abbiano un grande supporto. «Si, tutto è semplificato anche dall'assenza di finte partite Iva, i professionisti sono spesso assunti dalle aziende e chi svolge la libera professione ha già ricevuto i soldi». Resta la questione del collasso delle strutture. «Allo stato si lavora anche per implementare la terapia intensiva ma stanno arrivando pazienti dall'Italia, quindi non siamo in fase emergenziale. Credo che questo evento cambierà prospettive come il concetto di famiglia, di bene materiale o di casa intesa come mondo intero».

Sonia Deiana

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