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Itinerari naturalistici

Parchi e aree protette: così l'Isola
custodisce i gioielli più preziosi

Alla scoperta dei territori incontaminati, protagonisti di un turismo alternativo
uno scorcio dell isola dell asinara
Uno scorcio dell'isola dell'Asinara

Come un inestimabile gioiello, gran parte del territorio della Sardegna è custodito e tutelato scrupolosamente. Da nord a sud dell’Isola, all’interno di parchi (nazionali e regionali), aree marine protette, zone umide, zone Rin (di Rilevante interesse naturalistico) e monumenti naturali, flora e fauna possono prosperare indisturbate senza temere le invasioni dell’uomo.

In viaggio

Uno dei tanti itinerari possibili potrebbe partire dal più giovane dei tre parchi naturali regionali, quello di Tepilora, Sant’Anna e Rio Posada. Istituito nel 2014 nelle campagne tra Bitti, Lodè, Torpè e Posada, ha ottenuto tre anni dopo il riconoscimento di riserva della biosfera da parte dell’Unesco.

Nei suoi 8mila ettari crescono rigogliose immense foreste di lecci e olivastri, attraversate dal rio Posada. All’interno del parco, nel territorio di Bitti, si trova anche il complesso nuragico di Su Romanzesu, mentre tra la vegetazione si riproducono cinghiali, lepri, volpi e il gatto selvatico. In cielo invece non è raro scorgere il volo di aquile reali, falchi pellegrini, sparvieri e poiane.

Più a nord, verso la costa occidentale, si estende per circa 5mila ettari il Parco regionale di Porto Conte, creato nel 1999 nell’entroterra di Alghero. Un paradiso tra campagna e mare che regala tra i tanti anche lo spettacolo delle Grotte di Nettuno e del loro lago sotterraneo, adornato da enormi stalattiti.

In paradiso

Nell’estremo nord non possiamo dimenticare i due unici parchi nazionali in Sardegna, quello dell’Asinara e dell’Arcipelago della Maddalena. Ambienti incontaminati, protetti con ogni sforzo e tutto l’anno dal turismo di massa. Punti di riferimento naturalistici da cui esplorare anche il Santuario dei cetacei, conosciuto anche come Pelagos, una distesa di mare che ricopre un’area di circa 100mila chilometri quadri, racchiusa tra le acque di Tolone (costa francese), Capo Falcone (Sardegna occidentale), Capo Ferro (Sardegna orientale) e Fosso Chiarone (Toscana). Qui si possono vedere spesso spuntare dalle onde sbuffi ed enormi code di cetacei in transito.

Dall’altra parte dell’Isola è degno di nota il Parco regionale dei Sette Fratelli - Monte Genis che con i suoi quasi 59mila ettari è tra i più estesi della Sardegna. Si spiega sui territori di nove Comuni e occupa parte del Sarrabus e del Campidano di Cagliari. Tra le grandi foreste, ai piedi del monte Serpeddì, agli occhi degli escursionisti più fortunati potrà mostrarsi in tutta la sua maestosità il cervo sardo, presente in maniera consistente grazie ai ripetuti interventi di ripopolamento.

Oasi Wwf

L’altro regno del cervo autoctono è l’oasi gestita dal Wwfall’interno del complesso forestale Monte Arcosu - Piscinamanna, la foresta di macchia mediterranea più estesa dell’intero bacino del sud Europa. La riserva occupa 3.600 ettari, si trova all’interno dei territori comunali di Uta, Assemini e Siliqua ed è visitabile tutto l’anno, nei week end e ad agosto solo su prenotazione.

L’oasi è immersa nel Parco regionale di Gutturu Mannu, istituito nel 2014 ed esteso per quasi 20mila ettari, molti dei quali fanno parte di una delle foreste più grandi in Italia, costituita da bosco, macchia-foresta e macchia alta di inestimabile valore naturalistico. Ospita tre oasi di protezione faunistica: quelle di Pantaleo, Gutturu Mannu, Monte Arcosu. Qui il re incontrastato è il cinghiale, ma non mancano donnole, gatti selvatici, volpi. Tra le nuvole, invece, non è difficile avvistare aquile reali, falchi pellegrini e poiane.

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