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La vita di Pierpaolo appesa a un filo. L'appello della famiglia

Il cagliaritano di 42 anni, residente in Puglia, ha un tumore in una forma molto aggressiva
pierpaolo piras (foto piras)
Pierpaolo Piras (foto Piras)

Da febbraio la sua vita è appesa a un filo. Pierpaolo Piras, 42 anni, geometra cagliaritano ma residente a San Paolo di Civitate in provincia di Foggia, ha scoperto di avere un tumore sviluppato in una delle forme più aggressive, tanto che tutte le chemio alle quali si è sottoposto negli ultimi otto mesi si sono rivelate inutili. A nulla è servita anche una terapia sperimentale attraverso il farmaco "Polatuzumab" arrivato direttamente dagli Stati Uniti. L'unica speranza passa ora per gli ospedali di Parigi o Tel Aviv, entrambi all'avanguardia nel settore, ma servono 520.000 euro per portare avanti la cura che potrebbe salvarlo. E il tempo stringe. La storia di Pierpaolo ha fatto il giro del web e commosso tutti dopo l'appello lanciato dalla famiglia con una raccolta di fondi, l'unica strada percorribile - evidentemente - per avvicinarsi a una cifra così alta e inaccessibile nonostante gli sforzi di parenti e amici. La mobilitazione è stata immediata, imponente. Raccolti in soli tre giorni oltre 50.000 euro. Ma la strada è ancora lunghissima.

Pierpaolo Piras con la sorella Barbara (foto Piras)
Pierpaolo Piras con la sorella Barbara (foto Piras)

Sposato, due figli (Maria Chiara ha 16 anni, Sergio Paolo 8), Pierpaolo è affetto da una forma di linfoma non-Hodgkin refrattario, chiamato Dlbcl (linfoma diffuso a grandi cellule B), tumore del sangue inoperabile. È un paziente refrattario, il suo male, infatti, ha resistito a tutti i trattamenti fino ad ora eseguiti. In questi giorni sta affrontando l'autotrapianto di cellule staminali, nella speranza che questo ulteriore percorso possa almeno rallentare l'avanzare della malattia e lo possa portare in breve tempo ad affrontare quella cura che alla luce degli ultimi sviluppi scientifici è indicata come l'unica in grado di poterlo guarire: la Cart -T. Si tratta di in un complesso procedimento in cui alcune cellule del sistema immunitario vengono prelevate dal paziente, geneticamente modificate in laboratorio per poter riconoscere le cellule tumorali e poi re-infuse nello stesso paziente. "Oggi l'ultima possibilità di cura è una terapia molto costosa che non è disponibile per lui in Italia", spiega la moglie Daniela in una lunga e commovente lettera. "Pierpaolo è stato indicato come un paziente non ottimale dal sistema sanitario italiano per l'uso delle Cart-T", spiega, "in quanto solo pochissimi casi possono essere trattati, principalmente pediatrici, non dando garanzie sui tempi e i modi con i quali si potrà accedere alle lunghissime liste di attesa". L'unica prospettiva al momento è fuori dall'Italia: l'Ospedale Saint Louis di Parigi e lo Sheba Medical Center di Tel Aviv hanno già dato il loro parere favorevole alla cura con cart-T. Questa terapia, però, è solo a pagamento e costa intorno ai 520.000 euro. "Dobbiamo fare in fretta, il linfoma ha progredito su Pierpaolo velocemente. Sulle terapie che porta avanti nell'attuale ricovero possiamo riporre solo una speranza di sospensione temporanea della progressione. Abbiamo bisogno d'aiuto", si legge nella lettera. "Abbiamo bisogno dell'apporto di tutti voi, nella fiducia e speranza che ognuno possa aiutarci con i mezzi di cui può disporre".

La donazione può essere effettuata attraverso il link gofundme.com/f/aiutiamopierpaolo oppure utilizzando un conto corrente bancario dedicato, intestato a Emma Daniela Pallotta e aperto presso la filiale IntesaSanPaolo di San Severo (FG) (IBAN : IT86 W030 6978 6341 0000 0008 676 - BIC: BCITITMM). "Anche un piccolo gesto sarà apprezzato e fondamentale", scrive la moglie di Pierpaolo, "perché solo aggiungendo mattone a mattone si può costruire un edificio, perché solo aggiungendo goccia a goccia si può formare il mare".

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