POLITICA

Braccio di ferro

Migranti, è scontro con Orban. E Conte punta su Macron

Secondo il leader populista ungherese la riapertura dei porti alle ong è "deplorevole e pericolosa"

Si consuma sui migranti il primo durissimo scontro tra l'Italia ed un partner europeo dall'insediamento del governo Conte bis.

Ad accendere le polveri è l'Ungheria nella persona del suo leader populista Viktor Orban, non a caso alleato di ferro di Matteo Salvini, che ha definito "deplorevole e pericolosa" la riapertura dei porti alle ong.

"Accuse strumentali" e immediatamente rispedite al mittente dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, e nonostante l'immediato commento anche del leader leghista, che ha parlato di "parole di buonsenso dall'Ungheria, giustamente preoccupata da un governo che mette a rischio non solo la sicurezza dell'Italia ma quella di tutta Europa".

Un'ulteriore nube, dunque,sul già difficile negoziato europeo per la ridistribuzione degli arrivi, ostacolato soprattutto dalla distinzione tra rifugiati e migranti economici.

Il dossier migranti, cruciale per il nuovo governo giallo-rosso, si conferma uno dei più spinosi per l'Ue, spaccata tra la sponda sud, che ha l'onere di tutti gli sbarchi, e il blocco nord-orientale, che di ridistribuzione non ne vuole sapere.

Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto, uno dei "falchi" di Visegrad, ha bocciato senza appello la decisione di Roma di concedere il porto di Lampedusa alla Ocean Viking ed ha ribadito che Budapest non parteciperà mai ad una ripartizione dei migranti salvati in mare.

La replica italiana non si è fatta attendere. "È facile fare i sovranisti con le frontiere degli altri", ha detto Di Maio, ricordando che "l'Italia da anni vive un'emergenza causata anche e soprattutto dall'indifferenza di alcuni partner europei come l'Ungheria". E rilanciando la proposta di "dure sanzioni" per "chi non accetta le quote".

Le sanzioni sono parte del pacchetto di proposte italiane per rendere strutturale e automatico lo schema di condivisione dei migranti tra i Paesi europei, in attesa di superare il regolamento di Dublino. La questione è oggetto di trattative serrate tra le cancellerie, in vista del mini-vertice Ue dei ministri degli interni di Italia, Germania, Francia e Malta il 23 settembre a La Valletta. E alla vigilia della visita, mercoledì, di Emmanuel Macron a Roma.

Conte ha aperto una breccia in Europa, osservano fonti del governo, e gli ultimi giorni li ha trascorsi soprattutto a negoziare una soluzione europea sulla questione migranti, in un contesto completamente diverso da quello dell'esecutivo giallo-verde. Tra le idee messe sul tavolo dagli sherpa c'è anche quella della rotazione dei porti di sbarco: una misura "temporanea ed emergenziale", si fa notare negli stessi ambienti, finché non si risolverà il nodo degli economici.

Sul tema di chi accogliere la Francia è certamente più rigida della Germania, pronta ad accettare il meccanismo delle quote senza fare troppi distinguo. Fonti a Bruxelles hanno confermato che Parigi sarebbe orientata ad accogliere solo i rifugiati, o al massimo i migranti di quei Paesi con cui ci siano già intese bilaterali per i rimpatri. E anche sul fronte del luogo di sbarco, i francesi appaiono fermi sul principio del porto sicuro più vicino, dove effettuare le prime registrazioni. Per questo Conte dovrà usare tutta le sue capacità di persuasione per convincere Macron a fare di più.

(Unioneonline/v.l.)

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