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La scommessa di Murgia: "I fondi europei possono cambiare il futuro dell'Isola" VIDEO

Il candidato governatore di Autodeterminatzione: la Sardegna deve dialogare alla pari con lo Stato

Il rapporto alla pari con Roma, la forza dello Statuto, una sanità calibrata sul territorio, il rinnovamento energetico delle case sarde come motore economico («la dorsale del metano è inutile»), il controllo diretto della continuità territoriale. E poi la scommessa sui fondi europei: «La Sardegna potrebbe spendere fino a 10 miliardi, attivando un processo di sviluppo che ci porterebbe davvero lontano». Il filo rosso con Bruxelles è il cavallo di battaglia di Andrea Murgia, candidato governatore di Autodeterminatzione, la coalizione indipendentista che mette insieme forze come Sardigna Natzione, Rossomori, Irs. Quarantasette anni, barbaricino di Seulo, nella capitale belga lavora come funzionario della Commissione Ue. «Tutto dipende dal negoziato che si è in grado di portare avanti con l'Europa».

L'accordo tra forze indipendentiste guarda solo al voto di febbraio o può andare più lontano?

«Quando si comincia a camminare da soli è più bello, si prova gusto a credere in un progetto. Tutti i partiti di Autodeterminatzione hanno fatto un percorso comune enorme. È un'iniziativa che guarda lontano, vogliamo costruire una nuova classe dirigente».

Altre forze sembrano sulle vostre frequenze, come il Partito dei sardi di Maninchedda e Sardi Liberi di Pili. Cosa vi ha impedito di aprire un dialogo?

«La loro storia e la nostra non sono identiche. Noi siamo all'opposizione di questo esecutivo, con una scelta politica precisa da parte dei Rossomori, che hanno ritirato la delegazione in Giunta. Altri, come il Pds, non lo hanno fatto. La storia di Sardi Liberi è diversa: c'è un presidente di Regione che per anni è stato di Forza Italia. Se dovessimo fare questa alleanza, non riusciremmo a spiegare perché il nostro progetto è così innovativo per l'Isola».

Davvero ci sono 10 miliardi di risorse europee a disposizione della Sardegna?

«Se sommiamo tutte le voci, a quei soldi si può arrivare. Tutto dipende dal negoziato che si porta avanti sia con l'Unione europea, che con lo Stato italiano. È una strada con potenzialità incredibili».

Nel suo programma spicca il concetto di risparmio energetico.

«Possiamo partire proprio dalle risorse Ue: una statistica dice che ci sono più di 100mila case in Sardegna soggette a povertà energetica. Basterebbe aprire cantieri in tutta l'Isola per creare sviluppo e occupazione: 200 milioni all'anno per 5 anni significa un investimento da un miliardo. E altri due miliardi arriverebbero dall'indotto».

Quali poteri può esercitare la Regione per cambiare il rapporto con lo Stato?

«Pochi giorni fa la Regione ha vinto i ricorsi sugli accantonamenti. Allora io mi domando: perché sono stati ritirati cinque anni fa? È stato dimostrato che quei ricorsi si potevano vincere. In 5 anni abbiamo perso quasi tre miliardi di euro».

Quanto conta il rapporto col governo?

«La prima cosa da fare è non parlare di governo amico o nemico. Il governo rappresenta gli interessi legittimi dei cittadini italiani, la Regione rappresenta quelli legittimi dei sardi. Se le due cose confliggono, non c'è amicizia che tenga, non c'è ministro che viene in Sardegna che tenga. Bisogna utilizzare i mezzi che abbiamo per rivendicare i nostri diritti».

Per esempio?

«Penso alla continuità territoriale marittima: la gara d'appalto per la concessione è affidata ancora dallo Stato. Se queste competenze sono nel nostro Statuto, perché non prendiamo quei soldi e decidiamo noi a chi affidare quelle corse marittime? Facciamo un altro esempio: lo Stato italiano ha investito 300 miliardi sul treno ad alta velocità. In Sardegna non ci sarà mai un treno di questo tipo, perché è considerato antieconomico. È una penalizzazione pesantissima per l'Isola. Ci potrebbero essere delle compensazioni, come un trasporto marittimo a tariffa ferroviaria».

Ma non c'è traccia di queste compensazioni.

«Siamo indipendentisti perché non ci viene consentito un contratto da pari a pari tra Stato e Regione».

Insularità in Costituzione: è una strada percorribile per Autodeterminatzione?

«Vanno bene le battaglie ideali. Ma l'articolo 174 del trattato dell'Unione europea prevede già questo riconoscimento. Ma ci servono i soldi e il potere di spenderli, quei soldi. In realtà la Costituzione c'è già e dev'essere applicata».

Non viene applicata?

«La Regione in questi anni ha fatto 1200 assunzioni senza concorso. Eppure l'articolo 97 della Costituzione dice che per i posti pubblici si devono fare concorsi pubblici. Perché non vengono fatti?».

Lei ha rotto col Pd sulle trivellazioni.

«La difesa dell'ambiente è una battaglia storica abbandonata dalla sinistra. Parlo delle trivelle, parlo delle energie rinnovabili. Si deve tutelare l'ambiente per i nostri figli. Non mi riconosco in questa sinistra».

Quanto può valere il metano?

«Da qui a 30 anni la metà dei cittadini europei si produrrà l'energia in casa. Non solo: l'altra metà acquisterà l'energia proprio da chi la produce. Questo è il futuro energetico. E invece stiamo costruendo una dorsale del metano che inizierà nel 2020 e verrà completata nel 2030. Senza contare che dovrà anche essere diramata: tempi biblici».

Che idea di sviluppo urbanistico ha Autodeterminatzione?

«Crediamo nell'inviolabilità della fascia costiera. Non ci possono essere deroghe di tipo generale. Il Consiglio regionale non può decidere di dare aumenti di cubatura o volumetrie. Nell'immaginario nostro di sardi la fascia nei 300 metri dalla battigia non si tocca, lasciamola così».

La riforma sanitaria è finita nel mirino di tutti i candidati presidenti.

«Si doveva trovare una dimensione territoriale, non serviva una riforma della rete ospedaliera come è stata fatta. La Sardegna non era obbligata ad aderire al decreto ministeriale 70, con la carota dei 250 milioni di euro di edilizia sanitaria. Tutto ciò ha creato solo disagi. Ma qualcuno quella riforma l'ha fatta e se ne deve assumere la responsabilità».

Cosa non le piace della rete ospedaliera?

«Si sarebbe dovuto individuare un terzo ospedale di secondo livello, il San Francesco di Nuoro. È impensabile si debbano fare 150 chilometri per arrivare a Cagliari e Sassari».

Il Mater Olbia?

«Io non ho niente contro le cure per i ricchi ma il Mater Olbia è come un aereo di prima classe con il carburante pagato dal servizio sanitario regionale. Nel frattempo ci sono 50 milioni di spesa di sardi che vanno a curarsi fuori dalla Sardegna».

Giulio Zasso

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