POLITICA

lo scontro

Ecco cosa rischiano i primi cittadini "disobbedienti"

Il reato che potrebbe essere contestato è l'abuso in atti di ufficio, aggravato dal fatto che i sindaci, in materia di stato civile, sono anche ufficiali di governo
leoluca orlando (ansa)
Leoluca Orlando (Ansa)

Una battaglia aspra, dagli esiti potenzialmente clamorosi, e che potrebbe finire davanti alla Corte Costituzionale o, addirittura, causare la revoca del mandato per i primi cittadini inadempienti.

Parliamo dello scontro fra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e i sindaci, Leoluca Orlando in testa, che si schierano contro il decreto sicurezza.

Al primo passo di Orlando da Palermo hanno fatto eco molte voci nel Paese: De Magistris da Napoli, certo, ma anche Pizzarotti da Parma, Nardella da Firenze, Falcomatà da Reggio Calabria. E anche in Sardegna si sono espressi contro il decreto il sindaco di Alghero Mario Bruno, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda e l'assessore regionale Filippo Spanu.

“Ne risponderanno personalmente, penalmente e civilmente – ha dichiarato Salvini - perché è una legge dello Stato che mette ordine e regole”. E dal Viminale hanno già reso noto che i prefetti di Palermo e Napoli sono tenuti a denunciare i sindaci, e gli ufficiali dell’anagrafe, nel caso in cui trasgrediscano la norma.

Il riferimento è in particolare relativo all’articolo 13 del decreto sicurezza, quello che impedisce di concedere la residenza ai richiedenti asilo in possesso di un regolare permesso di soggiorno, cosa che di fatto escluderebbe i migranti da tutta una serie di prestazioni sociali. Secondo il nuovo articolo, bollato come “disumano” e anticostituzionale dai sindaci “dissidenti”, il permesso di soggiorno costituisce un documento di riconoscimento ma non dà diritto -a differenza di quanto avvenuto in passato - all’iscrizione all’anagrafe.

E l’iscrizione all’anagrafe permette ai migranti di accedere a servizi offerti dai comuni di residenza, e fra questi il trasporto pubblico, la mensa, i servizi sociali e, cosa non da poco, di veder riconosciute le garanzie del servizio sanitario nazionale.

Ma cosa rischiano i sindaci che si schierano contro il decreto sicurezza? Il reato che potrebbe essere contestato è l’abuso in atti di ufficio, aggravato dal fatto che i sindaci, in materia di stato civile, sono anche ufficiali di governo. I prefetti, inoltre, hanno la facoltà di annullare l’atto dell’ufficio comunale.

Violando il decreto, inoltre, il comune rischia la revoca dei finanziamenti governativi per l’accoglienza, in nome del principio della responsabilità contabile degli enti locali. E proprio questo è l’aspetto su cui ha stressato Salvini nella diretta Facebook di ieri pomeriggio, rivolgendosi a Orlando e De Magistris. A Palermo spettano infatti 168mila euro per le scuole sicure, 596mila euro per la videosorveglianza, circa 2,2 milioni di euro entro il 2020 in tema di sicurezza urbana. A Napoli 243mila euro per le scuole sicure, un milione per la videosorveglianza e quasi 7 milioni per la sicurezza urbana.

Infine l’ultimo punto, i cittadini. Il Testo unico sugli enti locali, infatti, offre anche questo strumento al ministro, il dissenso dei cittadini, per allontanare il sindaco nei casi di “gravi e persistenti violazioni di legge”.

Lo scenario più probabile, se la disobbedienza dei sindaci dovesse concretizzarsi, è l’apertura di un contenzioso tra i comuni e lo Stato, con la questione di legittimità costituzionale del decreto Salvini che potrebbe essere portata da un giudice davanti alla Corte Costituzionale.

E intanto il vicepremier leghista ha commentato questa mattina sua Facebook: “Col Pd caos e clandestini, con la Lega ordine e rispetto. Certi sindaci rimpiangono i bei tempi andati sull'immigrazione, ma anche per loro è finita la pacchia”.

(Unioneonline/v.l.)

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