ECONOMIA

Il tormentone estivo delle concessioni balneari e il futuro di 900 operatori sardi

stabilimenti balneari a liscia rujia ad arzachena
Stabilimenti balneari a Liscia Rujia ad Arzachena

Come ogni anno, all’apertura della stagione estiva, torna il "tormentone" delle concessioni balneari.

Una questione che tiene col fiato sospeso gli operatori del turismo dell’Isola e di tutta Italia ormai da più di dieci anni. Ovvero da quando – nel 2006 – è stata approvata dall’Unione europea la cosiddetta "Direttiva Bolkestein", che di fatto chiede ai Paesi membri di liberalizzare i servizi, tra cui appunto quelli relativi agli stabilimenti balneari.

Niente più contratti trentennali spesso tramandati di padre in figlio o appannaggio di una famiglia, ma una selezione, sulla base di principi di trasparenza e apertura al mercato, in cui lo Stato sia chiamato a individuare le aziende ritenute più idonee a svolgere quest’attività.

UN COMPARTO IMPORTANTE DEL TURISMO NELL’ISOLA - In Sardegna ciò significherebbe sconvolgere completamente un comparto importante del turismo, che – secondo gli ultimi dati di Confcommercio – riguarda circa 900 concessioni balneari (tra hotel e altre aziende) e dà lavoro a 1.500 addetti fissi e 4.500 stagionali, garantendo un fatturato medio annuo di 150mila euro per ciascuna impresa balneare.

Per alcuni non si tratterebbe solo di un "diktat" di Bruxelles ma anche di un modo per lo Stato italiano di "fare cassa" e aumentare i canoni, visto anche il recente record toccato dal debito pubblico.

A oggi in tutto il Paese per le 25mila concessioni gli operatori pagano in totale "soli" 101 milioni di euro, ovvero poco più di 4mila euro all’anno ciascuno, con canoni decisamente bassi anche in Sardegna, come quello relativo alle 59 concessioni del Comune di Arzachena, per cui lo Stato riceve 19mila euro all’anno.

Stabilimenti al Poetto di Cagliari
Stabilimenti al Poetto di Cagliari

"LO CHIEDE L’EUROPA" - Con le associazioni dei balneari sul piede di guerra, il nostro Paese per anni ha fatto "orecchie da mercante", tentando di rimandare l’adeguamento alla norma europea a data da destinarsi. Fino a quando – nel luglio del 2016 – davanti all’ennesimo tentativo di prorogare le normative demaniali fino al 2020, l’Unione è intervenuta bocciando il provvedimento e obbligando l’Italia a riprendere l’iter legislativo per dare piena attuazione alla direttiva.

E arriviamo a oggi. È dello scorso 27 gennaio l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri di un Disegno di legge delega al governo per la revisione e il riordino della normativa relativa alle concessioni demaniali marittime (ma anche lacuali e fluviali) per uso turistico, che ha appunto lo scopo di dare il "la" al governo affinché emani una legge che adegui la normativa italiana alla direttiva di Bruxelles.

La spiaggia di Capo Caccia ad Alghero
La spiaggia di Capo Caccia ad Alghero

QUALE FUTURO PER GLI OPERATORI SARDI? – Nel testo si legge che occorre prevedere "modalità di affidamento delle concessioni nel rispetto dei principi di concorrenza, di qualità paesaggistica e di sostenibilità ambientale, di valorizzazione delle diverse peculiarità territoriali, di libertà di stabilimento".

Che cosa significa in pratica per gli operatori? "Che lo Stato potrebbe mettere a gara le concessioni", dice a L’Unione Sarda Ruggiero Cafari Panico, professore ordinario di Diritto dell’Unione europea all’Università degli Studi di Milano e avvocato.

"Ma per salvaguardare chi fino a oggi ha gestito gli stabilimenti si potrebbe prevedere che la selezione tenga conto della professionalità acquisita e della tutela degli investimenti fatti in passato", come peraltro il Disegno di legge delega prevede.

Una semplice gara, aperta anche a competitor europei di grandi dimensioni, infatti, potrebbe penalizzare chi ha investito a livello locale su strutture.

"Un altro nodo fondamentale", aggiunge Cafari Panico, "resta quello della distinzione tra concessioni a piccole imprese del territorio, spesso a conduzione familiare, e grandi player. Il tessuto economico e sociale locale deve essere salvaguardato. Per questo la Direttiva Bolkestein dovrebbe essere interpretata tenendo conto di queste esigenze sociali".

Nel segno di una rassicurazione degli operatori dell’Isola è intervenuto anche il ministro degli Affari regionali, Enrico Costa, proponente del disegno di legge delega che in un incontro a Cagliari dello scorso 11 aprile ha affermato davanti ai rappresentanti di Confcommercio Sardegna che nelle linee guida del testo "non si mette una linea sopra la storia, la passione e le tradizioni di tante piccole imprese che hanno tenuto alto il turismo nel nostro Paese".

Alessandra Favazzo

© Riproduzione riservata

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