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Berlino

La Germania apre al suicidio assistito: via libera anche per i non terminali

Secondo i giudici tedeschi, nei diritti della persona va compresa anche la "libertà di togliersi la vita"
immagine simbolo (www pixabay com)
Immagine simbolo (www.pixabay.com)

Si riaccende in Germania il dibattito sul fine vita dopo che la Corte costituzionale tedesca si è espressa allargando la possibilità di ricorrere al suicidio assistito con l'aiuto di terzi anche per i malati non terminali.

Secondo i giudici tedesci, nei diritti della persona va compresa anche la "libertà di togliersi la vita" e da qui la storica sentenza che dichiara incostituzionale un articolo del codice penale tedesco.

In seguito ad una serie di ricorsi di medici, di malati terminali e di associazioni, l'alta Corte di Karlsruhe ha in particolare deciso di annullare l'articolo 217 del Codice penale, che vietava la possibilità alle associazioni per l'assistenza al suicidio e per le cure palliative di fornire al paziente gravemente malato un sostegno nel portare a termine la sua decisione di togliersi la vita.

L'eutanasia attiva resta tuttavia proibita in Germania: la somministrazione di un'iniezione letale può essere punita come "uccisione a richiesta". L'eutanasia passiva, invece, intesa come la rinuncia a misure che prolungano la vita, è possibile se esiste una precisa dichiarazione d'intenti.

In questa pronuncia si ammette poi la possibilità che l'eutanasia passiva possa essere portata avanti anche con l'aiuto di terzi, e afferma il principio che "l'autodeterminazione alla fine della propria vita rientra nell'area della personalità umana". Questo significa anche che il diritto a togliersi la vita non è limitato alle persone anziane o gravemente malate che sono stanche della loro vita, ma "esiste in ogni fase dell'esistenza umana", quindi si riferisce anche alle persone sane.

(Unioneonline/v.l.)

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