Nuovo incontro Trump-Zelensky: accordo vicino ma non troppo
Ancora molta strada da fare per trovare un’intesa per la cessazione del conflitto russo-ucrainoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
L’attesissimo incontro tenutosi nella tarda serata di ieri, orario italiano, a Mar-a-Lago, tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky sembrerebbe essere terminato senza novità rilevanti. Stando alle stesse dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti, riportate dai media, occorrerà attendere altre “poche settimane” per sapere se il conflitto “può finire”. Sempre stando alle dichiarazioni di Donald Trump “resta irrisolta la questione Donbass".
I leader europei, per altro verso, nel prossimo mese di gennaio potrebbero partecipare ad un ulteriore incontro a Washington alla presenza degli stessi Donald Trump e Volodymyr Zelensky. E Vladimir Putin? Sarà ancora una volta sentito da Donald Trump via filo? Insomma: trovare l’accordo per la cessazione del conflitto russo-ucraino si rivela tutt’altro che semplice per la complessità delle questioni ancora aperte e per le aspettative delle parti direttamente coinvolte che, a ben considerare, appaiono rispettivamente antitetiche nei contenuti sostanziali.
Se si considera la proposta di pace in venti punti offerta da Volodymyr Zelensky a Donald Trump a Mar-a-Lago, taluni aspetti (se così si voglia definirli) continuano a costituirne elementi fondanti ed imprescindibili e tutt’altro che condivisi, allo stato, con la controparte russa. Tanto per cominciare, a titolo esemplificativo, vi sarebbero le note garanzie di sicurezza future alla maniera di cui all’articolo 5 della Nato potenzialmente utili a porre nel nulla qualsiasi ipotetica futura aggressione russa. Non meno dirimente, sarebbe, come di fatto è, la circostanza che l'Ucraina possa conservare le sue forze armate nella loro attuale consistenza. Sulla questione, spinosa, delle concessioni territoriali (che lo stesso Presidente Ucraino intenderebbe, se necessario, sottoporre a referendum), se Volodymyr Zelensky vorrebbe ancora insistere affinché la situazione sul campo di battaglia nel Donetsk resti congelata sulle attuali linee del fronte per consentire la creazione di una zona cuscinetto neutrale e demilitarizzata, attenzionata da forze internazionali, non altrettanto sembrerebbe essere disposto ad accettare Vladimir Putin. Peraltro, Volodymyr Zelensky sembrerebbe anche disposto a cedere agli Stati Uniti, condividendolo con gli stessi, il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia, occupata dalla Russia, e di cui l'Ucraina conserverebbe, per sé, metà dell'energia con facoltà per gli Stati Uniti di distribuirne l'altra metà a loro piacimento. Ma, in tutto questo, l’Unione Europea che ruolo avrebbe? Giocherebbe un ruolo essenziale sul piano delle garanzie di sicurezza? E poi? Quale sarebbe il suo rilievo sul piano geopolitico nella ridefinizione dei rapporti di forza planetari tra Stati Uniti, Russia e Cina? Probabilmente, al netto dell’ottimismo mostrato dai protagonisti dell’incontro in Florida, la strada verso la pace sembrerebbe forse ancora lunga. Soprattutto laddove si consideri che a dover guidare le decisioni intraprendende dovrebbe essere un imprescindibile realismo pragmatico. E, ancor di più allorquando i nodi da sciogliere siano tutt’altro che risolti. Ciò che sembrerebbe apparire all’osservatore esterno (questa perlomeno la impressione che se ne ritrae), è una situazione che a tutt’oggi sembrerebbe essere rimasta congelata sulle rispettive posizioni senza modifiche sostanziali utili a superare l’impasse esistente.
Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro
