CRONACA - ITALIA

scuola

"Io vuole imparare italiano": ed è bufera sul libro per bambini

L'editore chiede scusa: "Non volevamo offendere nessuno ma cambieremo il testo"
(dai social)
(dai social)

"Vorrei fare tanti disegni coi pennarelli", oppure "andare sempre in giardino per la ricreazione". E tra i bimbi pieni di desideri spunta lui, un bimbo di colore: "Quest'anno io vuole imparare l'italiano bene".

Bufera sul libro di letture per la seconda elementare "Le avventure di Leo": la foto ha fatto il giro dei social e scatenato polemiche, tra tutti il presidente dei senatori di Italia Viva Davide Faraone che ha annunciato un'interrogazione al ministro per l'Istruzione. E il Miur ha chiamato in causa l'Associazione Italiana Editori.

Il Gruppo Editoriale Raffaello, con quartier generale a Monte San Vito (Ancona), leader nel settore dei libri scolastici, corre ai ripari: prima un post su Facebook per annunciare che il libro "sarà modificato in sede di ristampa" e per scusarsi per l'illustrazione, "non era nostra intenzione offendere". Il messaggio veicolato dal libro è di "totale inclusione. In molteplici occasioni siamo stati portati ad esempio per aver promosso nei nostri libri di testo temi come la parità di genere e l'integrazione multiculturale".

Nessun intento razzista, dicono le autrici, anche loro insegnanti: la pagina e la vignetta incriminata, "viste con gli occhi di un bambino, rappresentano una delle tante situazioni con cui abbiamo a che fare quotidianamente: un bimbo da poco arrivato in Italia, quale desiderio può avere più grande di quello di imparare in fretta la lingua per poter comprendere quello che lo circonda e per poter comunicare e giocare con i nuovi amici? Vediamo tutti i giorni sui visi dei nostri bimbi questi desideri, la fatica di cogliere qualsiasi messaggio, la motivazione a farcela per essere accolti nel gruppo al pari degli altri bambini. E questo - sottolineano - nella realtà scolastica quotidiana non fa indignare, non ci fa pensare ai cliché, quelli sì stereotipati di film e programmi di anni fa sullo 'straniero'. I bambini per fortuna non hanno stereotipi".

(Unioneonline/D)

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