CRONACA - ITALIA

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Vespignani: "Tornare alla normalità a giugno o luglio è un'illusione"

Il coronavirus, dice il fisico informatico, cambierà le nostre vite come l'11 settembre
piazza navona a roma ripresa da un drone (ansa di meo)
Piazza Navona a Roma ripresa da un drone (Ansa - Di Meo)

"L'Italia si sta avvicinando a un punto di inversione, ma dobbiamo avere pazienza e usare queste settimane per programmare il futuro che non potrà che essere emergenziale".

Lo ha detto al Corriere della Sera Alessandro Vespignani, 55 anni, fisico informatico di Roma, direttore del "Laboratory for the modeling of biological and Socio-technical Systems", alla Northeastern University di Boston.

Anche se sembra che l'Italia abbia raggiunto il famoso "plateau" di positivi, da cui bisogna cominciare a scendere, "bisogna stare sempre molto attenti a fare questi calcoli - sottolinea Vespignani -. Non dobbiamo seguire i numeri giorno per giorno, ma almeno su base settimanale".

"In ogni caso - continua - la curva dell'Italia è in frenata e sta cominciando la discesa, come si vede dai dati che arrivano dagli ospedali, dove si stanno liberando posti. E questa è la cosa importante".

Ma, incalza: "Non è il momento di rilassarsi. Dobbiamo, invece, insistere. Abbiamo davanti l'esempio della Cina. Lì il 'lockdown' è durato tre mesi".

I tempi dunque sono ancora lunghi: "Dobbiamo cominciare a dire agli italiani una verità scomoda. Mi rendo conto che è difficile farlo con un Paese praticamente in ginocchio ma non possiamo illuderci di tornare alla completa normalità a giugno o a luglio - chiarisce -. Queste sono le settimane in cui l'Italia deve dotarsi di un'infrastruttura di controllo che neanche immaginava fosse necessaria quattro settimane fa. Qui l'esempio è quello della Corea del Sud. Dovremo essere in grado di mantenere le cautele necessarie di distanza sociale, ma soprattutto di tracciare i casi positivi, eseguire i test per isolare le possibili persone infettate. Occorre essere in grado di fare i tamponi porta a porta".

Il coronavirus, conclude, cambierà la nostra vita come è accaduto dopo gli attentati dell'11 settembre: "Per un lungo periodo, per esempio, viaggiare non sarà più come prima. Dobbiamo mettere in conto che prima di entrare in un altro Stato saremo costretti a fare la quarantena, a fornire determinate garanzie sanitarie e così via".

(Unioneonline/D)

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