CRONACA - ITALIA

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Scontro Fedez-Codacons sulla raccolta fondi per l'ospedale San Raffaele

L'associazione dei consumatori ha messo in dubbio la trasparenza della piattaforma, Fedez replica che anche il sito ha donato 250mila euro
i ferragnez (archivio us)
I Ferragnez (archivio US)

Scontro aperto tra Fedez e Codacons.

Oggi, tra attacchi e risposte incrociate, il caso che contrappone il celebre rapper e l'Associazione per la tutela dei consumatori è esploso in modo violento, forse in un periodo che richiede maggiore concertazione e sinergia.

Fedez e Chiara Ferragni hanno raccolto più di quattro milioni di euro e aiutato a costruire in tempi record un intero reparto di terapia intensiva al San Raffaele di Milano, un'azione che ha riscosso il plauso della Comunità Scientifica.

Ma il Codacons si è scagliato contro la piattaforma GoFundMe, attraverso la quale la coppia ha attivato la macchina della solidarietà, ritenendola poco chiara.

In un comunicato il Codacons ha chiesto al San Raffaele di Milano di "precisare se i lavori siano stati eseguiti effettivamente con i soldi raccolti attraverso l'iniziativa di solidarietà lanciata dalla coppia, o se la struttura abbia anticipato di tasca propria le spese per il nuovo reparto, in attesa di ricevere i fondi promessi".

L'attacco del Codacons è proseguito preannunciando un esposto all'Antitrust e alla Procura della Repubblica di Milano in cui si chiede di bloccare tutte le raccolte fondi ingannevoli o che applicano commissioni nascoste o equivoche agli ignari donatori.

Ciò anche alla luce dell'intervento dell'Antitrust che pochi giorni fa ha disposto un intervento in via cautelare proprio nei confronti dello stesso sito Internet in relazione alla presenza di costi nascosti connessi alle transazioni con carte di credito e debito e alla commissione facoltativa impostata automaticamente sulla cifra del 10%.

La reazione di Fedez non si è fatta attendere e dal suoi account social sono partite le accuse: "Vogliono bloccare la raccolta fondi per il coronavirus e chiedono soldi. Fermateli".

Fedez non ha nascosto la rabbia per quanto è accaduto ed è andato in fondo alla questione sottolineando che la piattaforma non è nata per volontà sua e della moglie, ma esiste da anni e inoltre lo stesso sito ha aderito alla raccolta fondi lanciata dai Ferragnez: "Volevo sottolineare una cosa. Abbiamo chiesto a GoFoundMe di prendere una parte di profitto e di girarlo agli ospedali colpiti dall'emergenza e siamo riusciti a tirar su 250mila euro che la piattaforma ha deciso di darci e che abbiamo destinato all'ospedale di Bergamo, Cremona e al policlinico di Milano".

Non solo. Fedez ha inoltre messo in evidenza un altro elemento a carico del Codacons con un video molto diretto: "Intanto fanno una campagna, loro, spacciata per aiuto alla lotta contro il Coronavirus quando in realtà i soldi vanno a loro che si occupano di tutela dei diritti dei consumatori. Che con il Coronavirus non c'entra un ca***, ma stiamo scherzando? La gente muore e voi chiedete i soldi per voi stessi. Dite di donare per non pagare le tasse. E questa è un'associazione parastatale che dovrebbe tutelare i consumatori".

E anche in questo caso il Codacons ha replicato: "Intanto dobbiamo ringraziare questo signore, che credo sia un cantante, ma non ne sono certo, perché stiamo ricevendo moltissime donazioni da tanti che non sapevano si potesse fare ed ora grazie a lui lo sanno - dice il presidente Carlo Rienzi -. Fedez non ha capito niente, noi raccogliamo fondi per le denunce, diffide, ricorsi in questo momento di emergenza. Sono già 42 le cose fatte e sì, sono fondi a sostegno del Codacons, ma per l'emergenza Coronavirus".

Sull'accusa di voler bloccare le raccolte fondi private, Rienzi è ancora più netto: "Ma quando mai. Noi abbiamo chiesto con un atto formale al governo che i soldi siano versati direttamente sul conto della Protezione Civile, perché almeno è un ente pubblico, e non si rischia che i privati non le destinino a chi devono... Le percentuali che rimangono al privato tra l'altro sono elevatissime: oltre ad un 2,9% di costi di incasso, c'è anche un sistema che individua una percentuale, indicata in una piccolissima postilla che può essere modificata ma quasi nessuno legge, che regala il 10% al privato".

Lo scontro è solo all'inizio e ora bisognerà attendere quali saranno i provvedimenti della Procura.

Intanto al San Raffaele continuano a salvare vite umane.

L.P.

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