CRONACA - ITALIA

corruzione

Lara Comi, le intercettazioni: "Secondo te mi possono indagare?"

Era all'erta già da gennaio l'ex eurodeputata: "Scarica Telegram che è più comodo"
lara comi con nino caianiello (ansa)
Lara Comi con Nino Caianiello (Ansa)

Un quadro di "grave allarme sociale" quello fotografato dall'indagine della Procura di Milano su un presunto sistema di corruzione e spartizione degli appalti in Lombardia che ieri ha portato ai domiciliari l'ex eurodeputata forzista Lara Comi, l'ad della catena di supermercati "Tigros" ed ex candidato della Lega a sindaco di Varese Paolo Orrigoni, e in carcere il dg di Afol (da poco licenziato) Giuseppe Zingale.

Il gip nell'ordinanza parla di "modalità mercantili", di "spregiudicatezza e disinvoltura" che hanno consentito ai protagonisti (i "manovratori") di arricchirsi "a spese dei contribuenti".

Sono state proprio le dichiarazioni del presunto dominus del sistema Nino Caianello, ex coordinatore provinciale di Forza Italia a Varese, a portare ai nuovi arresti, dopo quelli effettuati a maggio.

LE CONTESTAZIONI ALL'EX EURODEPUTATA - Lara Comi deve rispondere di quattro episodi. Un contratto di consulenza da 21mila euro, formalmente affidato da Afol all'avvocatessa Maria Teresa Bergamaschi, anche lei indagata, "in cambio della retrocessione", con la regia di Caianiello, di 10mila euro come "regalo di Natale" all'ex ad Zingale, che usava Afol "come terreno di scambi politici, economici ed elettorali per realizzare i suoi interessi privati".

Poi c'è un presunto finanziamento illecito da 31mila euro, somma versata dal presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti in vista delle ultime europee. Formalmente "per una consulenza basata su una tesi di laurea scaricabile dal web".

Ancora, l'episodio in cui è coinvolto il suo addetto stampa Andrea Aliverti, che ha raccontato ai pm di aver ricevuto un aumento del suo compenso da mille a 3mila euro al mese, con l'obbligo di restituirne 2mila a Forza Italia per pagare le spese della sede di Varese.

Infine, il contatto a Caianiello come collaboratore all'Europarlamento per 40 ore a settimana per "2.450 euro lordi mensili", incarico che lo stesso Caianiello ha ammesso di non aver mai svolto.

Poi c'è il capitolo che ha messo nei guai Orrigoni: l'anticipo di 50mila euro di una presunta tangente "camuffata" come consulenza a uno studio di ingegneria in cambio di una variante di destinazione d'uso di un terreno a Gallarate su cui aprire un nuovo supermercato Tigros.

INTERCETTAZIONI E TESTIMONIANZE - Lara Comi, scrive il gip nell'ordinanza, è stata abile "nello sfruttare al meglio la sua rete di conoscenze al fine di trarre dal ruolo pubblico di cui era investita per espressione della volontà popolare il massimo vantaggio in termini economici e di ampliamento della propria sfera di visibilità".

L'ex eurodeputata, quando le indagini su di lei erano già note, due giorni dopo il blitz del 7 maggio, preparava la sua difesa parlando su Telegram con l'avvocatessa Maria Teresa Bergamaschi, con cui era anche "in rapporti d'affari": "Dirò che non ho mai preso 17K (17mila euro, ndr), non ho mai avuto consulenze con Afol né a società a me collegate che non esistono".

E, prima ancora di sapere di essere indagata, scriveva sempre alla Bergamaschi: "Secondo te mi possono indagare?".

Ma era già all'erta da mesi, almeno dal 22 gennaio, giorno in cui avrebbe iniziato a usare più cautela nelle conversazioni: "Scarica Telegram che è più comodo", scriveva ancora alla Bergamaschi.

Caianiello ha invece riferito i tentativi delle forzista di farsi rieleggere a Bruxelles, dove si candidava per la terza volta: "Comi, dopo la mancata candidatura alle politiche cui fortemente aspirava, ha iniziato a spaventarsi fortemente per la sua rielezione al Parlamento Europeo, ragione per la quale ha iniziato ad andare spasmodicamente alla ricerca di finanziamenti e alleanze politiche, voleva che io intercedessi in suo favore nei confronti della Gelmini".

Lo stesso Caianiello criticava la presunta avidità di Lara Comi che, nonostante la lauta retribuzione che percepiva, gli dava "solo" i soldi necessari al pagamento dell'affitto della sede forzista di Varese. Parlando con un consigliere della provincia di Varese, diceva: "Questa è matta. Questa è fuori controllo, capisco la frenesia elettorale... Porti a casa 25mila euro al mese, da 11 anni, io non ho visto un euro".

(Unioneonline/L)

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