L'ennesimo femminicidio si è consumato ieri in Lombardia, a Bergamo. Un cinquantenne, Vincenzo Dongellini, ha ucciso a coltellate la moglie Valentina Sarto, 42 anni, di professione barista, nella loro casa alla periferia nord della città. Il delitto in tarda mattinata, quando l'uomo ha colpito più volte la donna. Poi avrebbe cercato di togliersi la vita, prima ingerendo della candeggina e poi ferendosi con lo stesso coltello. Ora si trova piantonato, non in gravi condizioni, all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, in stato di arresto per omicidio volontario.

Nelle prossime ore sarà interrogato. Dai primi rilievi sembra che Valentina Sarto sia stata colpita con un coltello alla schiena e alla gola: ulteriori dettagli emergeranno dall'autopsia, che sarà eseguita nei prossimi giorni all'obitorio dello stesso ospedale Papa Giovanni, dove la salma della donna è stata portata al termine dei rilievi. Valentina Sarto lavorava al Baretto, lo storico locale di fronte alla New Balance Arena, punto di riferimento dei tifosi della Curva Nord dell'Atalanta, mentre il marito era al momento disoccupato. I due stavano insieme da dieci anni e si erano sposati a maggio dell'anno scorso. Non è ancora chiaro che cosa abbia scatenato la lite di questa mattina. Sembra che la coppia stesse vivendo un periodo di crisi e che lei stesse valutando la possibilità di interrompere la relazione. Non risultano comunque denunce sporte alle forze dell'ordine da Valentina nei confronti del marito. Tuttavia una vicina ha raccontato che sentiva spesso la coppia litigare.

Le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Bergamo e guidate dal sostituto procuratore Antonio Mele: in campo le Volanti, la Squadra mobile e la Scientifica per i rilievi nell'appartamento, che è poi stato posto sotto sequestro, mentre via Pescaria è rimasta chiusa tutto il pomeriggio dalla polizia. L'intervento dei mezzi del 118 si è invece rivelato vano: troppo gravi le ferite inferte dall'uomo alla moglie. Sull'episodio è intervenuta anche la sindaca di Bergamo, Elena Carnevali, che ha parlato di «una ferita profonda per la città» e di un «crimine agghiacciante». «In momenti come questo - ha aggiunto - al dolore si uniscono la rabbia e il senso di impotenza: ancora una volta, tutto avviene tra le mura domestiche, all'interno di una relazione di coppia, nel luogo che dovrebbe essere di cura e sicurezza. La violenza sulle donne non inizia all'improvviso: passa attraverso il controllo, l'isolamento, le minacce e una pressione quotidiana che spesso resta invisibile. Dobbiamo continuare a lavorare per cambiare le cose, anche in una città come Bergamo già da tempo impegnata nel sostegno in situazioni di violenza. Accanto a misure di inasprimento delle pene, dobbiamo sconfiggere la cultura del possesso, della sopraffazione, che fa credere agli uomini di poter disporre delle nostre vite, delle vite delle donne. Quando investiamo nell'educazione, nella prevenzione, nel rafforzamento delle reti territoriali e dei servizi che possono intercettare e accompagnare situazioni di rischio, allora proteggiamo e sosteniamo davvero le donne, allora restituiamo loro il diritto di pensarsi libere, sicure, vive».

«Ogni giorno - ha concluso la sindaca - deve essere il tempo della responsabilità nei loro confronti e della reazione, il tempo di costruire relazioni diverse, fondate sul rispetto e sulla libertà, il tempo di parole nuove che creino una cultura nuova».

(Unioneonline)

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