CRONACA SARDEGNA - SULCIS IGLESIENTE

ammesso il ricorso

Femminicidio di Iglesias: a maggio la Cassazione decide su Gianni Murru

I legali dell'uxoricida contestano la premeditazione dell'omicidio e puntano sull'incapacità di intendere e volere
i funerali di federica nel riquadro murru (archivio l unione sarda)
I funerali di Federica, nel riquadro Murru (archivio L'Unione Sarda)

La Cassazione ha ammesso il ricorso contro la sentenza di condanna di Gianni Murru, l'ex tabaccaio di Iglesias che il 2 marzo del 2017 accoltellò a morte la moglie, Federica Madau.

È stata fissata al prossimo 7 maggio l'udienza davanti ai giudici della Suprema Corte per valutare se il ricorso debba essere rigettato o possa essere accolto; quindi se. sussistano, o meno, i vizi rilevati nel ricorso presentato dall'avvocato Gianfranco Trullu, difensore dell'uomo che dal giorno dell'efferato delitto si trova in custodia cautelare nel carcere di Uta.

Nel giugno dell'anno scorso la Corte d'Assise d'Appello di Cagliari (presieduta dal giudice Gemma Cucca) aveva confermato la condanna a 30 anni di reclusione che nello stesso mese del 2018 era stata emessa dal gup Ermengarda Ferrarese a conclusione del rito abbreviato.

La Suprema Corte dovrà ora decidere se nella sentenza di conferma della condanna sussistano, o meno, i vizi nell'applicazione delle leggi. Il ricorso potrebbe, dunque, essere rigettato oppure accolto (anche parzialmente) e a quel punto potrebbe essere disposto un nuovo processo in Appello.

Nel ricorso del legale di Murru viene evidenziata un'asserita errata valutazione delle risultanze processuali in merito alla capacità di intendere e di volere dell'assassino, nonché sulla premeditazione dell'omicidio. Trullu ricorda, tra le altre cose, che già in primo grado le conclusioni del consulente del pm e della difesa convergevano nel senso che l'imputato fosse affetto da un disturbo di adattamento con depressione e ansia misti: tale condizione avrebbe scemato la sua volontà in maniera significativa. Per l'avvocato Trullu non ci sarebbe neppure la prova della contestata premeditazione dell'omicidio. La sentenza di secondo grado, per ciò, è ritenuta "carente, illogica e incongrua laddove non fa altro che reiterare le motivazioni date dal giudice di primo grado senza confutare la argomentazioni difensive a prova del fatto che si sia trattato di un omicidio d'impeto".

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