CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

il racconto

"Noi ciechi e il Covid: studio, sport e amici sono il nostro antidoto"

Per i non vedenti la pandemia ha provocato difficoltà ancora più grandi
alessandro pretta (foto l unione sarda ungari)
Alessandro Pretta (foto L'Unione Sarda - Ungari)

«Molti non lo notano e più d'una volta mi hanno chiesto: "Che c'è, non ci vedi?" Poi quando si sono resi conto che davvero non vedo, si sono scusati per avermi chiamato cieco, come se fosse un'offesa. Credo che le persone dovrebbero riabituarsi a chiamare le cose con il loro nome, perché io sono nato cieco ed è la pura e semplice verità, nel bene e nel male».

Si presenta così Alessandro Pretta, 21 anni, studente cagliaritano di Filosofia: pragmatico e con un grande senso pratico che lo guida da sempre, anche in questa pandemia. Merito anche di una famiglia che gli ha insegnato a essere autonomo fin da piccolo. Il risultato? Un Alessandro superattivo, sempre in movimento e con un brillante percorso di studi nelle scuole pubbliche. «La mia prima insegnante di sostegno, cieca come me, mi ha insegnato a scrivere nel sistema Braille, a muovermi e a trovare il metodo di studio».

La nuova vita al buio

«Il Covid-19 ha ridotto al minimo anche la mia vita sociale», ammette mentre passeggia in via Roma, con l'accompagnatrice. «Chi non vede ha difficoltà a mantenere le distanze di sicurezza, ecco perché non posso uscire da solo e prendere i mezzi pubblici, fare la spesa in autonomia o anche solo una passeggiata. Ho assunto perciò una persona, come già facevo prima della quarantena: mi aiuta in tutto quello che da solo non riesco a fare e mi accompagna nei vari spostamenti, permettendomi di incontrare qualche amico, ora che si può, nel rispetto delle regole».

Non per tutti i ciechi è così. «Soprattutto chi non è a contatto con un gruppo soffre molto l'isolamento per il coronavirus, pur avendo un supporto psicologico. E chi resta senza accompagnatore, essendoci tantissime domande cui non si riesce a far fronte, deve pagarlo di tasca sua, come nel mio caso», spiega Alessandro. Si racconta per dar voce agli altri che stanno nell'oscurità. Segnalando i problemi ai tempi del Covid dei ciechi ma anche incoraggiandoli. «Questa Fase 2 è una sfida per tutti, il momento per riprenderci le nostre vite, a piccoli passi ma decisi, come singoli e come comunità: per me è il tempo della riscossa», è il suo auspicio.

I problemi

Le difficoltà sono legate, per esempio, alla didattica a distanza. «Le piattaforme online utilizzate dall'Università non sono accessibili a chi, come me, utilizza programmi come Jaws o Nvda, sintesi vocali che leggono lo schermo e non funzionano con queste piattaforme. Stando così le cose non ho potuto dare esami in quarantena e mi sono rivolto alle "collaboratrici prendi appunti", servizio universitario che funziona molto bene, perché seguissero le lezioni a mio nome per registrarle in modo che io potessi avere il materiale per studiare. Penso che sarà necessario che tutto torni alla normalità per riprendere i miei studi con regolarità. In ogni caso non ne faccio un dramma perché nella vita faccio molte altre cose».

Sport (gioca in una squadra di baseball per ciechi e «tra un po' riprenderemo gli allenamenti insieme»), fede («faccio parte della Gioventù francescana con cui grazie alla tecnologia siamo rimasti uniti in questo periodo»), politica («alle ultime elezioni mi sono candidato consigliere per la Municipalità di Pirri»), amicizie, serie tv (anche senza le audiodescrizioni, altro problema) e libri («quelli dell'istituto dei ciechi non bastano e mi rivolgo alle biblioteche del libro parlato di altre regioni») riempiono la vita di Alessandro. «Perché né un virus né qualunque altro ostacolo mi impedirà di vivere la vita con speranza e passione».

Carla Raggio

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