CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

violenza sulle donne

Il femminicidio? "Una costola dell'androcentrismo"

Nel dire che un uxoricidio nasce da un raptus, rendiamo la donna "un oggetto". Di cui si possa disporre a proprio piacimento
foto tratta da l aspirante pi ce teatrale di giovanna lacedra
Foto tratta da "L'Aspirante", pièce teatrale di Giovanna Lacedra

"Ma che fai? Io ti amo, molla il coltello". È stato questo l'ultimo, straziante, appello di Ana Maria di Piazza - trent'anni - uccisa dal 51enne Antonino Borgia, uomo che amava, nel Palermitano.

Un’altra vittima di femminicidio in Italia. In una comunità listata a lutto, affiorano - inesorabilmente - delle domande. Cosa spinge un uomo all'uxoricidio? Cosa possiamo fare noi, comuni cittadini, davanti alle cronache di donne uccise?

Prima di tutto, potremmo cominciare a rispettare le donne. C'è un fil rouge che lega le storie di femminicidi - 870, dal 2012 ad oggi - accaduti nel nostro Paese: ognuno di essi affonda le proprie radici dalla volontà dell'omicida di sopraffare la vittima, da un'educazione lacunosa, da una disistima verso il genere femminile. In poche parole: il femminicidio sorge da un esasperato maschilismo.

Secondo Giacomo Grifoni, psicoterapeuta e socio fondatore del Centro Ascolto Uomini Maltrattanti di Firenze, "La violenza è un problema culturale che si annida in una società di questo tipo, caratterizzata dal dominio maschile".

Da qui, la domanda: abbiamo davvero gli anticorpi, noi uomini, che ci rendono "immuni" alla pratica della violenza verso le donne della nostra vita?

Difficile rispondere.

Il comune denominatore della violenza di genere è una scarsa considerazione nei riguardi delle donne, reputate da molti uomini alla stregua di oggetti, schiavette, sguattere. Strumenti su cui esercitare potere. Sessuale e morale, psicologico e fisico. "La violenza - secondo la scrittrice Dacia Maraini - deriva da una terribile paura di perdere potere". Sia pure limitato alla cattività delle mura domestiche.

Poteri che si declinano nelle più svariate maniere, a seconda delle culture di riferimento: dalla gelosia disperata ("Sei mia. Non uscire di casa se non con me") alle mutilazioni genitali femminili (pratica preislamica che ancora oggi trova largo impiego in Africa), fino ad arrivare alle crociate contro l'aborto (in auge con l'avvento dei sovranismi), allo stupro ("Lei non ha gridato. Era d’accordo. Aveva anche la minigonna"), ai matrimoni precoci e combinati, abusi sul lavoro, fino ad arrivare ai nuovi paradigmi mediatici e linguistici.

La violenza pare legittimata. Pure nei suoi risvolti più gravi.

Basta aprire alcuni importanti giornali, che fanno i coverage dei femminicidi, per leggere "donna uccisa dal suo uomo per filtro d’amore", "assassina la moglie ma era un uomo buono". Come se l’amore, quello vero, portasse all’omicidio.

Checché se ne dica, anche la discrezionalità lessicale è riconducibile alla violenza: spiegatelo al filosofo inglese Bacone che della precisione del linguaggio aveva fatto un mestiere. Egli era convinto che la vera conoscenza delle cose nascesse da una sorta di "purificazione" della mente dagli atavici pregiudizi radicati nel sostrato della nostra educazione (simulacra specus) e del nostro linguaggio (simulacra forii).

Il linguaggio, volendo poi parafrasare Platone, è speculare alle idee del suo parlante: nel dire che un uxoricidio nasce da un raptus, rendiamo la donna "un oggetto". Di cui si possa disporre a proprio piacimento.

Corollario: il femminicidio nasce dall'androcentrismo, è il suo culmine, l'indegno epilogo.

Complice l’incapacità dello Stato di fare sentire la sua voce, forte e chiara, di protezione e aiuto, alle donne, il germe della violenza cresce più florido che mai. Com’è possibile che in Italia ci siano solamente 232 case rifugio per le vittime di violenza domestica a fronte delle 600 suggerite dall’UE? Com’è possibile che in una città come Roma ci siano solamente 23 posti letto per le donne vittime di violenza?

Un necrologio, un pianto, lo dobbiamo alle donne già uccise, un aiuto a quante, ancora oggi, vivono nell’ombra della nostra indifferenza.

Alessio Cozzolino*

*giovane liceale cagliaritano

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LA FOTOGALLERY:

la scuola media dante alighieri di selargius ha inaugurato una panchina rossa simbolo della lotta alla violenza sulle donne realizzata da studenti e studentesse (foto margherita sulas)
La scuola media Dante Alighieri di Selargius ha inaugurato una panchina rossa, simbolo della lotta alla violenza sulle donne, realizzata da studenti e studentesse (foto Margherita Sulas)
la scuola ha organizzato anche il convegno 70 anni di diritti umani (foto margherita sulas)
La scuola ha organizzato anche il convegno "70 anni di diritti umani" (foto Margherita Sulas)
la fiaccolata a capoterra (foto ivan murgana)
La fiaccolata a Capoterra (foto Ivan Murgana)
gli opuscoli distribuiti dalla polizia nel sulcis (foto cinzia simbula)
Gli opuscoli distribuiti dalla polizia nel Sulcis (foto Cinzia Simbula)
una panchina rossa a torino (ansa di marco)
Una panchina rossa a Torino (Ansa - Di Marco)
anche nella sede rai a roma stata inaugurata una panchina rossa (ansa antimiani)
Anche nella sede Rai a Roma è stata inaugurata una panchina rossa (Ansa - Antimiani)
manifestazione a bruxelles (ansa)
Manifestazione a Bruxelles (Ansa)
manifestazione contro la violenza sulle donne a santo domingo (ansa)
Manifestazione contro la violenza sulle donne a Santo Domingo (Ansa)
una suggestiva immagine da santo domingo (ansa)
Una suggestiva immagine da Santo Domingo (Ansa)
anche il comune di sassari in prima linea nella lotta alla violenza sulle donne (foto l unione sarda calvi)
Anche il comune di Sassari in prima linea nella lotta alla violenza sulle donne (foto L'Unione Sarda - Calvi)
l iniziativa della polizia questo non amore a sassari (foto polizia di sassari)
L'iniziativa della polizia "Questo non è amore" a Sassari (foto polizia di Sassari)
gli opuscoli distribuiti dagli agenti di sassari (foto polizia di sassari)
Gli opuscoli distribuiti dagli agenti di Sassari (foto polizia di Sassari)
i nastrini rossi di solidariet all ingresso di palazzo civico in via roma a cagliari (foto comune di cagliari)
I nastrini rossi di solidarietà all'ingresso di Palazzo Civico in via Roma a Cagliari (foto Comune di Cagliari)
l installazione alla stazione di cagliari
L'installazione alla stazione di Cagliari
un immagine dalla spagna (ansa)
Un'immagine dalla Spagna (Ansa)
in india un murale per sottolineare l importanza della sicurezza a casa (ansa)
In India un murale per sottolineare l'importanza della sicurezza a casa (Ansa)
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