ECONOMIA

la vertenza

Crisi a Porto Torres: il fallimento Sices approda in Parlamento

Il deputato Salvatore Deidda (Fdi) presenta un'interrogazione al Governo
sices a porto torres (foto m pala)
Sices a Porto Torres (foto M. Pala)

Un tempo all'avanguardia nella produzione di scambiatori di calore esportati negli Stati Uniti per essere destinati alla raffineria di New Orleans nella Louisiana.

Fiore all'occhiello dell'industria sarda, il caso del fallimento della società metalmeccanica Sices a Porto Torres, finisce in Parlamento.

Nero su bianco, l'interrogazione del deputato di Fratelli d'Italia, Salvatore Deidda mette in primo piano la necessità valutare una Zona franca nell'area industriale di Porto Torres. L'interrogazione parlamentare è stata indirizzata al Governo e al Ministro competente "per capire come mai il rilancio della Sices Group, società operante sin dall'inizio degli anni Sessanta a Porto Torres, protagonista di molte infrastrutture della zona industriale e comprendente un numero di lavoratori pari a 177 operai, tutti licenziati a fronte del fallimento della stessa, non sia mai stato oggetto di discussione ai tavoli dell'esecutivo, nonostante il precedente sindaco, Sean Wheeler, aveva assicurato il proprio diretto interessamento con l'allora ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio".

Nell'area industriale di Porto Torres troppe aziende hanno chiuso i battenti, a cui si aggiunge il mancato avvio del progetto della chimica verde.

"Una crisi drammatica con risvolti occupazionali preoccupanti - si legge nel dispositivo -. Ci auguriamo che il Governo prenda immediati provvedimenti in merito, attivando il regime di Zona Franca, sia nell'area portuale che in quella industriale, l'unico strumento in grado di garantire nuovi investimenti e la tenuta occupazionale".

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