ECONOMIA

il decreto

Al via la regolarizzazione di migranti e lavoratori in nero

Per Coldiretti dal 3 giugno, con l'apertura delle frontiere, arriveranno 150mila braccianti comunitari
(archivio l unione sarda)
(Archivio L'Unione Sarda)

Si apre domani la finestra per la regolarizzazione dei lavoratori in nero.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il decreto interministeriale entra in vigore e consentirà ai datori di lavoro di sottoscrivere nuovi contratti subordinati o di mettere in regola i dipendenti di alcuni specifici settori, dall'agricoltura alla zootecnica, dall'assistenza alla persona al lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.

Ma non solo, gli stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre potranno chiedere un nuovo permesso della durata di sei mesi. Le domande potranno essere presentate da domani e fino al 15 luglio esclusivamente online attraverso il sito nullaostalavoro.dlci.interno.it/ utilizzando il sistema di identificazione digitale Spid e seguendo le istruzioni presenti sul manuale utente. Prima della richiesta, però, il datore di lavoro dovrà versare un contributo forfettario di 500 euro.

Gli stranieri irregolari con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre, non rinnovato o convertito in altro titolo di soggiorno, e che prima di quella data hanno lavorato nei settori indicati, possono chiedere in Questura il rilascio di un permesso di soggiorno temporaneo, valido solo nel territorio nazionale, della durata di sei mesi decorrenti dalla data di presentazione della domanda. Gli stranieri potranno presentare la domanda di permesso di soggiorno presso i 5.700 uffici Postali dedicati pagando un contributo di 30 euro.

Prima della presentazione della domanda, inoltre, il richiedente dovrà provvedere al pagamento della cifra forfettaria di 130 euro.

COLDIRETTI - Con le frontiere che dal 3 giugno si aprono, annuncia Coldiretti, ci sarà il via libera a 150mila braccianti stranieri.

Un esercito di lavoratori stagionali comunitari, provenienti in particolare da Romania, Polonia e Bulgaria, che aiuta a salvare i raccolti Made in Italy nelle campagne. Secondo le stime dell'associazione, più di un quarto del Made in Italy a tavola viene raccolto nelle campagne da mani straniere con 370mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall'estero, fornendo il 27% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore. (Unioneonline/D)

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