ECONOMIA

L'INCHIESTA

Mater Olbia, solo i soldi pubblici salvano l'ospedale (privato) del Qatar

Ancora una volta a tirare i fili del potere e dei forzieri di Stato è Tamim bin Hamad al-Thani, l'emiro del Qatar
il mater olbia (archivio l unione sarda)
Il Mater Olbia (archivio L'Unione Sarda)

E' la trama segreta di un affare sanitario molto privato, messo a segno nel silenzio dei palazzi solo apparentemente di vetro del Gran Ducato di Lussemburgo. Un'operazione molto privata ma con molti soldi pubblici.

Il forziere dell'emiro

A tirare i fili dell'intrapresa sono i poteri finanziari, quelli che tessono trame e lobby, dalla mattina alla notte. Ancora una volta a tirare i fili del potere e dei forzieri di Stato è Tamim bin Hamad al-Thani, l'emiro del Qatar, l'uomo che apre le porte del potere in Italia e in Sardegna come nessun altro. L'operazione l'incartano subito con preghiere e benedizioni, ma soprattutto denari, tanti, un fiume in piena, annunciati ma mai riscontrati. Anzi, senza i soldi dei sardi l'ospedale privatissimo del Mater Olbia non s'ha da fare.

Il potere ecclesiastico e politico

Ricostruire l'operazione presuppone l'accesso alle segrete stanze di alcuni personaggi che da sempre ruotano dietro gli affari romani e stranieri in terra sarda. Un conciliabolo che mette insieme grandi imprese romane, uomini collaterali al potere ecclesiastico e politico, esperti di alta finanza chiamati a cucire le operazioni lontane dai riflettori. Il caveau dell'affare è blindato, sino a quando uno spiffero riversa all'esterno ottocento pagine in inglese e francese di dettagliate operazioni finanziarie e societarie, con tanto di nomi provenienti da mezzo mondo. Con amministratori di Taiwan, polacchi, russi e ovviamente qatarioti chiamati ad un escalation di aumenti di capitale come se non ci dovesse essere un domani.

Lussemburgo, 8 novembre 2013

È una giornata uggiosa quella dell'otto novembre del 2013, nel cuore finanziario del Gran Ducato dei segreti, quello del Lussemburgo. Uno Stato per conto suo, con molte banche, notai sparsi qua e là, ad apporre il sigillo sugli affari che non si devono conoscere. Al numero 14 di rue Edward Steichen nel cuore della periferia lussemburghese quel giorno si presentano in pochi. Non si conoscono. Entrano nel palazzo di cristallo, 8 piani di apparenti trasparenze, attraversano un tornello blindato, digitano un codice d'accesso e salgono. Ad attenderli c'è Henri Hellinckx, notaio nel Gran Ducato di Lussemburgo. Legge i nomi riportati nell'atto, accerta la sottoscrizione delle quote e delle deleghe. Si parla di contanti, ma in realtà l'operazione è tutta estero su estero. Si salutano come si conviene a degli illustri sconosciuti. Il 13 dicembre, un mese dopo, nel Recueil des Sociétés et Associances, il registro delle società del Lussemburgo, compare un numero, il 3178, quello attribuito alla società a responsabilità limitata "Innovation Arch". Capitale sociale, interamente versato appena diecimila euro. In pochissimi sanno che quella società nascosta nei meandri dei segreti finanziari del Gran Ducato da lì a poco sarà la grande cassaforte dell'operazione Mater Olbia. I palazzi ufficiali, quelli delle istituzioni, non sanno ancora niente, ma l'Emiro del Qatar ha già fatto un cenno ai suoi interlocutori: entro Ferragosto voglio il via libera per la costruzione dell'ospedale in Sardegna. Lui, Al Thani, si fida dei suoi uomini nel palazzo. La ragnatela è fitta. La società è pronta, Palazzo Chigi freme. Nemmeno sei mesi dopo la firma al buio dal notaio lussemburghese si spalancano le porte di piazza Colonna, palazzo del Governo.

A Palazzo Chigi si firma l'intesa

Convocazione improvvisa per apporre il sigillo di Stato. È il 21 maggio del 2014. Palazzo Chigi, Sala degli arazzi. Firmano il protocollo d'intesa la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Regione Autonoma della Sardegna, la Qatar Foundation Endowment, la società d'affari dell'emiro del Qatar. La voce ufficiale del Governo italiano parla di «accordo raggiunto nell'interesse del nostro Paese». Solo qualche riga più avanti, a smorzare i visi storti intorno all'operazione, precisa: «Iniziativa tesa ad individuare modelli di sviluppo imprenditoriali non speculativi». In molti ignorano che quell'operazione «non speculativa» ha già una società pronta all'uso, registrata nel paradiso fiscale del Lussemburgo, per mettere in piedi la grande operazione del Mater Olbia.

Il Governo ha da chiudere partite importanti con il Qatar, affari miliardari con pagamento anticipato. Da sottoscrivere ci sono contratti per non meno di dieci miliardi di euro per navi militari, elicotteri e aerei da guerra. Un pacchetto tutto tondo su cui nessuno vuole perdere un solo giorno.

L'Isola paga la "prima rata"

Al primo decreto utile il Governo piazza l'affondo. Lo Stato italiano vende le armi al Qatar per dieci miliardi di euro e la Sardegna paga la prima rata al Qatar per la costruzione del privatissimo ospedale super lusso da realizzare sui ruderi fallimentari del San Raffaele di Olbia. Il decreto legge arriva subito dopo la pausa estiva. Con una celerità ignota nel rapporto con la Sardegna, il Governo scrive l'articolo 16 dell'operazione: "Misure di agevolazioni per gli investimenti privati nelle strutture ospedaliere". La regia dell'affare non guarda in faccia nemmeno alla Costituzione, provvedimento urgente e ad hoc per gli amici del Qatar.

La fregatura ai danni dei sardi

Sessanta giorni per trasformare in legge un provvedimento d'urgenza che la Sardegna non avrebbe ottenuto nemmeno con le rivolte popolari. Per il Qatar si spalancano le porte del Governo, si sfondano quelle del parlamento. Il testo della norma è da brividi. Il provvedimento prevede due deroghe per la Regione Sardegna. In realtà sono due fregature, una dietro l'altra. Con la prima consentono di assegnare alla Sardegna un numero di posti letto superiore allo standard nazionale, un numero aggiuntivo tutto dedicato al Mater Olbia. Peccato, però, che subito dopo affermino il contrario: tra due anni dovete tagliare i posti letto della Sardegna per far posto a quelli del Mater Olbia. Secondo blitz sulle spalle dei sardi: la Regione è autorizzata ad incrementare fino al 6% il tetto della spesa per prestazioni sanitarie fornite da strutture private. Ovviamente quelle maggiori spese saranno tutte a carico del bilancio dei sardi. Il silenzio regna sovrano. La norma passa in pompa magna. Si festeggia, a destra come a sinistra.

Peccato che da lì a poco, nella landa desolata della sanità sarda, si chiuderanno ospedali sul territorio, si ridurranno le prestazioni sanitarie e soprattutto si smantellerà la sanità pubblica franata sull'incedere del coronavirus. Nel frattempo la grande corsa per l'ospedale del Qatar in terra sarda riprende vigore.

Da 10 mila euro a 52 milioni

Come d'incanto nel Gran Ducato di Lussemburgo la "Innovation Arch", nata come una società a responsabilità limitata da quattro soldi, passa da diecimila euro di capitale a cinquantadue (52) milioni di euro. La società destina il suo bilancio alla Sardinia Healthcare and Research Properties di Cagliari, al numero 105 della centralissima via Garibaldi. Passa un anno e dal capoluogo sardo la società si sposta al numero 28 della via Cavour di Olbia. Nel frattempo il capitale societario guadagna altri 6 milioni di euro. A quel punto la Innovation Arch rompe gli indugi e il 5 maggio 2016 fonda la Mater Olbia Spa. Capitale sociale 10 milioni di euro. Il 75% è in mano alla società lussemburghese, il restante 25% in capo alla Fondazione del Policlinico Gemelli di Roma. La macchina delle imprese si mette in moto, molti subappalti ben codificati sul territorio, ritardi continui, ma soprattutto manca ancora il denaro sardo. Si rischia il tracollo, nelle pieghe del bilancio regionale devono ancora spuntare i 60 milioni di euro promessi per ogni anno futuro.

Arrivano i soldi della Regione

Il via libera scatta alla vigilia di agosto dello scorso anno. Venticinque milioni per il 2019, quasi sessantuno (61) milioni dal 2020. Un fiume di denaro pubblico per erogare una sanità privata d'eccellenza.

Arriva il coronavirus. L'emergenza travolge la sanità sarda abbandonata a se stessa, senza protezioni e senza risorse. In trincea ci sono i medici ospedalieri, infermieri e operatori sanitari. Tutti dipendenti pubblici, costretti a turni massacranti per fronteggiare il disastro. La Regione, senza darne spiegazione, decide di affidare la fase due dell'emergenza planetaria ai privati. Il primo ad essere incaricato è il Mater Olbia, delibera numero 16 del 26 marzo scorso. La Gallura e il sassarese pagano più di tutti l'avanzata del virus con 654 contagi e tanti decessi. Serve una risposta immediata. Peccato che dalla Regione si accorgano solo dopo la delibera che l'ospedale miliardario non è pronto. Scorrono le ammissioni, a denti stretti: manderemo medici e sanitari degli ospedali pubblici a supportare la clinica dei ricchi qatarioti. L'impresa appare da subito un azzardo. Ci pensa il ministero della Difesa a metterci una toppa: mandiamo 3 medici militari e 8 infermieri per consentire il funzionamento dell'ospedale.

Il sogno dell'ospedale stellare, voluto dal Qatar, concesso da Roma e pagato dai sardi, si infrange con il soccorso delle stellette, quelle dei militari. Del resto con tutte le armi che il Qatar ha comprato dall'Italia non poteva finire diversamente.

Mauro Pili

(Giornalista)

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