ECONOMIA

Il caso

Atlantia e Autostrade osservate speciali: oggi si decide il futuro dei vertici

La holding dei Benetton non ha intenzione di cedere Autostrade per l'Italia, e lancia l'operazione trasparenza
la sede di autostrade (ansa)
La sede di Autostrade (Ansa)

In programma per oggi a Treviso un delicato consiglio di amministrazione per Autostrade per l'Italia, società finita nella bufera dopo il crollo del ponte Morandi e sotto i riflettori dopo le numerose carte e intercettazioni che testimoniano un modello di alterazione dei report sulla tenuta di alcuni viadotti, il Pecetti e il Paolillo, per ridurre i costi di manutenzione.

La nuova inchiesta ha portato alla sospensione di due dipendenti di ASPI euno di Spea, la società che si occupa delle manutenzioni sulle autostrade italiane, e restano sotto pressione le azioni della capogruppo Atlantia dopo la performance negativa di venerdì scorso. Il titolo si assesta a Milano a 20,79 euro, in ribasso di circa il 6%.

"Su Autostrade - ha fatto sapere Luigi Di Maio - andiamo avanti con la volontà di revocare le concessioni ai Benetton, ad un'azienda che non ha mantenuto il ponte Morandi e addirittura ha nascosto le carenze manutentive: mi fa piacere che pure per il Pd questa parola non sia più un tabù".

La holding dei Benetton, Edizione srl, non ha dal canto suo alcuna intenzione di cedere Autostrade per l'Italia. Previsti anche altri cda che avranno il compito di valutare tutte le azioni da mettere in campo per tutelare le società del gruppo. Edizione, che controlla il 30,25% di Atlantia, esclude in particolare spin off o vendita di quote di Aspi, mentre la concessionaria autostradale lancia una "operazione trasparenza", pubblicando online le mappe di tutti i lavori di manutenzione in corso e dei cantieri futuri.

Nel frattempo non si esclude che Edizione possa chiedere un passo indietro a Giovanni Castellucci, costringendolo a dare le dimissioni essendo venuta meno la fiducia dell'azionista di riferimento.

L'ex numero uno di Autostrade, ora al timone di Atlantia, aveva già manifestato la sua volontà di dimettersi nei giorni successivi al crollo del ponte Morandi. Le sue dimissioni erano però state allora rifiutate dalla famiglia Benetton per non cancellare i vertici di un'azienda sotto attacco in Borsa e con il rischio di una procedura di revoca della concessione manifestata dal governo.

(Unioneonline/v.l.)

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