CULTURA

approfondimento

Bose, la storia dei monaci delle Alpi e del carismatico Fratel Enzo

Le origini di questa realtà religiosa nata fra le montagne del Piemonte ha aperto altre sedi nel resto dello Stivale
i monaci di bose (dal sito ufficiale)
I monaci di Bose (dal sito ufficiale)

Qualcuno l'ha definita la risposta cristiana alle comuni hippy, ad altri invece ha sempre evocato l'affascinante epopea del giovane San Francesco, per altri ancora non è che un manipolo di eretici da bandire per sempre dalla Santa Romana Chiesa. Ma cos'è, in realtà, la Fraternità di Bose? E chi è l'ascetico Fratel Enzo Bianchi, il suo fondatore ed ex priore, che Papa Francesco nei giorni scorsi ha formalmente invitato ad abbandonare residenza e ruolo all'interno del monastero più ieratico d'Italia dove fedeli delle varie chiese cristiane lavorano e pregano insieme da mezzo secolo? Le origini di questa realtà religiosa nata fra le montagne del Piemonte che ha poi aperto altre sedi nel resto dello Stivale - oggi composta da novanta fra monaci e monache che si rifanno alle prime comunità cristiane - non sono epiche come spesso succede alle storie di devozione popolare. Ma, di sicuro, complice anche la complessa e per certi versi misteriosa personalità del suo fondatore, decisamente affascinati.

Il monastero di Bose (dal sito ufficiale)
Il monastero di Bose (dal sito ufficiale)

LE ORIGINI Tutto inizia la sera dell'8 dicembre 1965, giorno dell'Immacolata Concezione, quando Fra Enzo Bianchi è sulla porta della casa che lo ospiterà per i prossimi tre anni. Bose, frazione del Comune di Magnano, situata sulla grande morena, tra Biella e Ivrea, è un gruppo di cascine abbandonate. Quello che restava dei suoi pochi abitanti, ha deciso di cercare fortuna in città. A Bose non è rimasto nessuno. Non c'è corrente elettrica, niente fognature, niente acqua corrente. A poche centinaia di metri dalla cascina, si erge la chiesa di San Secondo che sembra vegliare, con il suo sguardo millenario, su un futuro ancora tutto da scrivere. Sino a poco tempo prima, Enzo ha seguito gli studi di economia e commercio all'Università di Torino e, a partire dal 1963, nel suo piccolo appartamento in Via Piave, si ritrova regolarmente un gruppo di ragazzi e ragazze. Sono cattolici, valdesi e battisti e nelle loro riunioni si interrogano sul senso dell'esistenza, sul cristianesimo, pregano le ore canoniche, riflettono sulla parola di Dio. Alcuni di loro maturano una vocazione al celibato comunitario e prendono a incontrarsi in un luogo lontano dal rumore della città, a Bose, appunto, dove lavorano assieme per restaurare la chiesa di San Secondo, un gioiello di architettura romanica da restituire al suo antico splendore.

LA SOLITUDINE E L'INCONTRO Deciso a trasferirsi definitivamente in quel luogo solitario, forse troppo per alcuni degli amici di via Piave, Fra Enzo, sperimenta una lunga solitudine, che lentamente si popola di nuovi incontri: arrivano pellegrini in cerca di sé, vagabondi che riposano le gambe e cercano il conforto della parola di Dio. Fra Enzo accoglie tutti e a sua volta di fa pellegrino: per chiarire la propria vocazione visita monasteri ortodossi, sul Monte Athos, cattolici e protestanti. E fa incontri importanti: Michele Pellegrino, arcivescovo di Torino, Athenagoras, patriarca di Costantinopoli.

Fratel Enzo Bianchi (archivio L'Unione Sarda)
Fratel Enzo Bianchi (archivio L'Unione Sarda)

GLI EFFETTI DEL CONCILIO Il Concilio Vaticano II si è concluso proprio quell'8 dicembre del 1965, la Chiesa di Roma è attraversata da un fermento inedito, entusiasmante e spaventoso. I padri conciliari hanno rimesso al centro della Chiesa il "popolo di Dio", la Mater Ecclesiae, torna ad essere la Madre dei cristiani, il volto della misericordia vince sulla mitria d'oro del potere temporale. Nelle celebrazioni il latino lascia posto alle lingue nazionali, i preti dicono messa senza più volgere le spalle ai fedeli, si fanno strada nuove architetture: l'altare sta in basso, al centro di una sorte di anfiteatro, l'assemblea lo circonda abbracciandolo, il canto gregoriano lascia spazio nelle messe domenicali in parrocchia, alle chitarre elettriche della messa beat. Nelle stanze vaticane si discute, si discuterà per i successivi quarant'anni, e forse oltre: la Chiesa ha abdicato alla sua natura, o forse è, finalmente, tornata alla purezza evangelica delle origini?

IL MONDO CAMBIA Il resto del mondo nel frattempo è in piazza per i diritti civili, nel Nuovo Mondo si lotta contro la segregazione razziale, lasciando sul campo di battaglia, tra gli altri, il pastore protestante Martin Luther King. In Vietnam si combatte ancora ma negli Usa si va in piazza conto la guerra, i giovani iniziano a prendere coscienza della propria identità, rifiutando le convenzioni sociali che hanno costretto le generazioni precedenti, i jeans soppiantano gli abiti gessati, gonnelloni a fiori e bikini, mandano in pensione le longuettes tanto care alle nonne. La rivoluzione sessuale travolge il comune senso del pudore e inventa nuovi modi di intendere l'amore e le relazioni di coppia. In una parola: cambiamento. Potrebbe sembrare che la religione e la modernità nulla abbiano a che vedere, l'una con l'altra, eppure, all'ombra della Cattedra di San Pietro, succedono cose inedite e impreviste, possibili anche grazie a quel vento di cambiamento che sta attraversando il mondo.

L'ESPERIMENTO BOSE A Bose l'ecumenismo, il grande tema dell'unione di tutte le chiese cristiane trattato nel Concilio appena concluso, diventa il protagonista di uno scontro: il 7 novembre del 1967, il vescovo proibisce qualsiasi celebrazione liturgica pubblica nel neonato monastero laico per la presenza di cristiani non cattolici. Le celebrazioni riprenderanno grazie a padre Michele Pellegrino, cardinale, il 29 giugno del 1968. A partire da questa data, la piccola comunità di Bose, ormai composta di pochi membri stabili, decide di darsi un'identità precisa: una fraternità di uomini e donne che, vivendo nel celibato, siano a servizio dell'uomo e alla ricerca di Cristo. I membri della fraternità si ispireranno ai fondatori del monachesimo orientale ed occidentale, saranno laici consacrati, quindi non sacerdoti, vivranno del proprio lavoro, (il motto ora et labora di San Benedetto) accoglieranno chiunque chieda di essere accolto, saranno guidati dal Priore, una sorta di fratello maggiore, che metterà a disposizione di tutti la propria saggezza e lungimiranza.

Monaci in preghiera (dal sito ufficiale)
Monaci in preghiera (dal sito ufficiale)

LA REGOLA Nel tempo arriverà anche "la regola", le cascine di Bose diverranno un monastero, le campagne intorno orti e giardini, nasceranno i laboratori di ceramica, pittura, studio della Parola di Dio, e della tradizione catechetica. La giornata di Bose è scandita dalla liturgia, la preghiera e l'eucarestia, chiunque ne sia ospite è invitato a vivere questa dimensione. La dimensione ecumenica ne fa un laboratorio della tanto desiderata "unità dei cristiani" e, negli anni , il "modello Bose" è stato esportato, dando il via alla nascita di tante comunità accomunate dalla stessa regola dal Nord al Sud dell'Italia.

Monaci in preghiera (dal sito ufficiale)
Monaci in preghiera (dal sito ufficiale)

LA CRISI DI MEZZA ETA' Nel 2018 la fraternità di Bose ha compiuto 50 anni, festeggiando anche la propria comunione con la Chiesa di Roma. Con la mezza età sono arrivati però anche i problemi legati alla successione del priorato e al modo di intendere la fraternità. Per la prima volta, pare, l'ormai vecchio Fra Enzo, colui da cui tutto ha preso inizio, dovrà lasciare quelle antiche cascine ai piedi delle Alpi. Cosa accadrà alla comunità di monaci e monache senza la sua carismatica guida nessuno lo sa. La chiesa di San Secondo, imperturbabile, attende l'evolversi degli eventi.

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