CULTURA

Ghilarza

La metanizzazione in Sardegna: un incontro per approfondire

L'appuntamento è alla scuola popolare Antonio Gramsci
(archivio l unione sarda)
(archivio L'Unione Sarda)

Riprendono gli appuntamenti con la Scuola Popolare Antonio Gramsci, organizzati a Ghilarza dall'Associazione per Antonio Gramsci. Il primo si terrà venerdì 24 gennaio, alle 19, alla Torre aragonese con la lezione dal titolo: "A tutto spiano: il metano. Un bluff dove l'acqua è più blu", che sarà tenuta da Antonio Muscas, del coordinamento dei Comitati Sardi e Maurizio Onnis, sindaco di Villanovaforru.

"La questione dell'energia, cruciale nella dimensione planetaria, si disloca e si evolve su una grande contraddizione: le aree più evolute, più industrializzate e più popolate consumano sempre di più, ma sono impossibilitate ad ospitare nuovi impianti di produzione e distribuzione; le aree meno evolute, in condizione di regresso industriale e in fase di decremento demografico presentano un fabbisogno stagnante, ma sono ciclicamente investite del compito di coprire l'indice di consumo generale. Questa contraddizione, fatta valere come legge di ogni processo di modernizzazione vale sulla scala planetaria come sulla scala nazionale, e il risultato in termini di competizioni imperialistiche, conflitti e disastro climatico è sotto gli occhi di tutti", spiegano dall'Associazione per Antonio Gramsci.

E proseguono: "Un corollario perverso di questa legge così onnipotente prevede che gli investimenti imposti alle aree deboli, nel campo della produzione di energia, non riguardino mai le tecnologie più avanzate e meno climalteranti, ma gli scampoli residuali delle tecnologie superate e delle materie prime in via di esaurimento: il corollario prevede quindi, per essere attuato, che ogni innovazione contro-epocale sia presentata attraverso mezzi di propaganda come una svolta 'epocale'. Tale, dagli anni della 'rinascita' ad oggi, è stata la logica di piano in Sardegna: laddove il carattere mono-culturale della grande industria è stato costantemente condizionato alla disponibilità di impianti di produzione di energia in eccedenza, al servizio del fabbisogno nazionale; il segno dei tempi, in questa concezione del territorio come 'piattaforma' di servizio, è dato oggi dalla rapida obsolescenza dei grandi agglomerati industriali, ormai ridotti a macabre cicatrici tossiche, e dalla sproporzione crescente tra capacità produttiva e utilizzazione interna dell'energia prodotta. La questione industriale e la questione energetica si manifestano quindi, nel loro legame coniugale, come un doppio ricatto incrociato". Evidenziano dunque: "Il progetto di metanizzazione pone oggi di nuovo, con prospettiva di impatto, di obsolescenza e di residualità forse ancora maggiori, il medesimo problema; il segnale di avvertimento, tuttavia, non viene oggi soltanto dalla critica sociologica o dai conti dell'economia: viene soprattutto dall'allarme sul clima, e specificamente dalla domanda su quanto varrebbe, in termini davvero epocali, il desiderabile spostamento dalle fonti fossili, in quanto investimento a perdere, alle fonti rinnovabili. L'enormità del problema pone una fondamentale questione di democrazia: investe le comunità, le associazioni, i municipi, le università e la società civile in genere: non è accettabile che la strada che viene imposta sia intrapresa per semplice delega politica, e sostanzialmente sotto silenzio".

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