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Polveri sottili, Cagliari ai primi posti in Italia per superamento dei limiti

I cambiamenti climatici sono un problema che riguarda tutti e ovunque. Anche in Sardegna. Il commento di Antonio Barracca
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Immagine simbolo (Pixabay)

I cambiamenti climatici sono uno dei più gravi problemi del nostro tempo. Essi condizionano tutti gli aspetti della nostra convivenza mettendo a rischio la stessa sostenibilità dei nostri servizi sanitari. L'uso di combustibili fossili determina l'inquinamento dell’aria che è il maggiore fattore di rischio delle malattie cardiache.

La ricerca scientifica e quella in medicina in particolare, con la raccolta sistematica dei dati, da anni producono evidenze certe del rapporto negativo tra inquinamento dell’aria e la mortalità correlata. Di recente è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine un interessante lavoro scientifico che ha preso in considerazione l'inquinamento dell’aria e la mortalità giornaliera in 652 città.

Lo studio ha valutato l'associazione fra il particolato che inaliamo, con un diametro aerodinamico di 10 micrometri (PM 10) e quello ancora più piccolo di 2,5 micrometri (PM 2,5) con la mortalità giornaliera per tutte le cause ed in particolare cardiovascolari e respiratorie raccolte in 24 stati o regioni di sei continenti.

Gli autori pertanto sono giunti alla conclusione che esiste una relazione certa fra cause ed effetti. Il particolato, in conclusione, è una causa indipendente (vuol dire che non ci sono altre cause) della mortalità giornaliera riscontrata.

L'analisi finale ha incluso 56 milioni di morti per tutte le cause, 20,1 milioni di morti per malattie cardiovascolari e 5,6 milioni per malattie respiratorie.

È stata anche calcolata la concentrazione media annuale dei particolati che è stata rispettivamente di 44,3 micro grammi per metro cubo per quello maggiore e 35,6 micro grammi per metro cubo per quello di dimensioni inferiori.

La Sardegna, al di là della posizione geografica, del suo clima e della esposizione a venti di maestrale è interessata profondamente dalla presenza di polveri sottili. In particolare viene valuto il superamento giornaliero del PM 10.

A Cagliari la soglia di riferimento accettata viene superata in media 49 volte al dì. Cagliari si posiziona al quarto posto dopo Torino (89 volte), Milano (79 volte) e Venezia (63 volte). Abbiamo quindi un problema di salute pubblica che non interessa alcune zone della città, ma la città nel suo complesso perché queste polveri formano come una cappa che la avvolge.

Da anni la comunità scientifica conduce importanti ricerche che hanno lo scopo di studiare la relazione fra l'inquinamento atmosferico e la mortalità.

In questi ultimi dieci anni numerosi singoli lavori hanno interessato l’Europa, gli Stati Uniti, l'America del Sud.

Il lavoro scientifico citato, invece, ha preso in considerazione l'Asia orientale, l’Europa, il nord America e numerose città dell'America Latina e dell'Africa ed è stato principalmente sostenuto dal "National Natural Science Foundation of China".

Per noi medici e per chi si occupa di ricerca scientifica non è una novità.

La Cina da molti anni sta investendo importanti risorse per promuovere l'educazione avanzata i tutti i settori della società perché la scienza ha un valore prioritario per lo sviluppo della società. La Cina nel 2017 ha investito in ricerca e sviluppo 443 miliardi di dollari, solo 40 miliardi meno degli Stati Uniti. Nel 2018 le pubblicazioni scientifiche della Cina hanno superato quelle di qualunque altro paese al mondo. I settori avanzati sono l’informatica, la fisica e l’intelligenza artificiale.

Il filone di ricerca biomedica dal quale siamo partiti è importante per tutti noi, ma soprattutto per la Cina per la frequenza molto alta di patologie cardiovascolari, respiratorie e di tumori in gran parte correlati agli altissimi livelli di inquinamento dell'atmosfera.

L'apporto della Cina e dei suoi milioni di ricercatori e scienziati darà un grandissima spinta al miglioramento della conoscenza e del progresso dell'intero pianeta. Cosa deve farci capire tutto ciò? Che il mondo sta cambiando e dovremmo guardare con più attenzione alla Cina. Ma è necessario che anche noi investiamo nelle persone, nell’educazione, nella ricerca e nella nostra identità senza aver paura.

Antonio Barracca

(Medico-Cagliari)

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