CRONACA - ITALIA

Rebibbia, la madre infanticida: "Volevo proteggere i miei figli, li ho mandati a Dio"

l area femminile del carcere di rebibbia
L'area femminile del carcere di Rebibbia

"Sono una buona madre e sono consapevole di quello che ho fatto. Volevo liberare i miei figli, avevo paura della mafia e li volevo proteggere. Ero impaurita per le cose che leggevo sui giornali. Adesso i miei figli sono liberi, li ho mandati a Dio"

Queste le parole pronunciate durante l'interrogatorio da Alice Sebesta, la detenuta di Rebibbia che ha ucciso i suoi due figli - di sette mesi uno, di due anni l'altro - gettandoli con violenza sul selciato.

La donna è attualmente ricoverata nell'ospedale Sandro Pertini, la gip Antonella Minunni ha convalidato il fermo per duplice omicidio e disposto il carcere.

Parallela procede l'indagine interna del ministero, che vuole chiarire il motivo per cui una donna con seri problemi psichici fosse trattata come se quei problemi non li avesse. Il ministro della Giustizia ha già sospeso il direttore della casa circondariale femminile Ida Del Grosso e la sua vice Gabriella Pedote, oltre al vice comandante del reparto di polizia penitenziaria Antonella Proietti.

FIGLI DETENUTI - E torna in primo piano nel dibattito pubblico il problema della detenzione per le madri con figlie piccole a carico. Sono una cinquantina in Italia le madri detenute con figli minori di tre anni al seguito: 13 si trovano a Rebibbia.

Per attenuare le conseguenze negative e i traumi della permanenza in carcere dei bimbi, la legge 62 del 2011 prevede la creazione dei cosiddetti Icam, istituti a custodia attenuata concepiti per creare un'atmosfera che sia più simile a un asilo che a un carcere.

Tuttavia si procede a passo di lumaca: quelli attivi in Italia si trovano a Milano, Venezia, Torino e Senorbì. A Roma, e in tutte le altre città, non esistono soluzioni alternative al carcere.

I FATTI - Alice Sebesta, tedesca di origini georgiane, era in custodia cautelare da meno di un mese con l'accusa di traffico di droga, era stata trovata in possesso di dieci chili di marijuana.

Il giorno della tragedia è prima uscita in giardino con le altre mamme detenute e i bimbi. Poco prima di prenzo ha lasciato l'area verde, è salita lungo i gradini d'ingresso e all'improvviso ha scagliato con violenza i piccoli sul selciato.

La figlia di sei mesi è morta subito dopo, il fratellino è morto dopo due giorni all'ospedale Bambino Gesù.

(Unioneonline/L)

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