CRONACA SARDEGNA

Metanizzazione della Sardegna: sì o no? Tutti i numeri, dai costi alle emissioni

un metanodotto
Un metanodotto

Per alcuni "inquina 25 volte di più della C02 e comporta maggiori costi per i sardi per 450 milioni", per altri "emette il 25% in meno di C02 e garantisce risparmi per 500 milioni di euro". Quando si parla di metano e di metanizzazione della Sardegna, spesso si danno i numeri. Nel senso che si supportano le proprie tesi con dati funzionali alla dimostrazione della propria idea. È il gioco delle parti. Spesso gli intenti sono positivi, qualche volta si fa il gioco - consapevole o inconsapevole - di lobby che hanno interessi diversi da quelli dei cittadini.

I DATI UFFICIALI - Non resta che affidarsi alle carte ufficiali - il Piano energetico regionale e le Strategie elettriche europea e nazionale - e agli studi di professionisti terzi. E chiarire due cose. La prima: l'uso del Gas naturale liquefatto, la miscela composta prevalentemente da metano e in misura minore da etano, propano, butano e azoto, è considerato transitorio nella strada tracciata dall'Europa verso le rinnovabili. La seconda: il Gnl non sarà utilizzato solo per fornire energia alle industrie e alle case dei sardi ma le infrastrutture che nasceranno serviranno per essere competitivi, in due nuovi mercati: quello delle navi - che entro il 2020 dovranno essere alimentate a Gnl - e quello dei mezzi pesanti. Infatti uno degli obiettivi della Regione è quello della realizzazione di un Hub Gnl per il bunker dei mezzi marittimi che operano su rotte nazionali da e per la Sardegna destinate al trasporto di persone e merci con l'obiettivo di soddisfare almeno il 30% dei consumi totali entro il 2030.

RISPARMIO E INQUINAMENTO - È su questi elementi che si ragiona nei Piani energetici europeo, nazionale e regionale. Ed è su queste basi che si calcola il risparmio per i sardi quantificandolo in circa 500 milioni di euro. Sul fronte ambientale, esistono documenti elaborati da Criteria - una società composta da un pool multidisciplinare di professionisti che vede coinvolti architetti e pianificatori, ingegneri civili, idraulici e ambientali, geologi e geomorfologici, biologi e naturalisti - che hanno calcolato la sostenibilità dopo avere analizzato centinaia di variabili.

"CONSUMO DEL SUOLO" - Tra gli aspetti analizzati c'è anche il consumo del suolo, quello che alcuni gruppi ambientalisti definiscono "ulteriori servitù, ettari sottratti alla produzione". Non sarà così perché, si legge nei piani, "gli impianti saranno costruiti in aree non di valenza produttiva od ecologica". Sarà davvero così? Bisogna vigilare. "Purché si faccia in fretta", ribadiscono Cgil e Cisl. Gli ambientalisti insistono: "Il miliardo e mezzo stanziato dal governo per la metanizzazione si utilizzi per le rinnovabili. È l'unica scelta sensata".

Fabio Manca

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