CRONACA SARDEGNA

"La scuola non vuole i test". La guerra delle prove Invalsi

Una piccola prova di due minuti: leggi la parola e trova la figura corrispondente. Poi, domande sulla comprensione di un testo, e l'alunno deve mettere una crocetta sulla risposta giusta. I Cobas li definiscono "insulsi indovinelli" i quiz Invalsi, cominciati ieri (quelli di italiano) per le seconde e quinte elementari, e come ogni anno festeggiano il "riuscito" boicottaggio.

"Nell'Isola lo sciopero ha avuto un grande successo, molte scuole erano chiuse, in altre i test sono saltati totalmente o in parte, in altre ancora i genitori hanno tenuto a casa i bambini», sottolinea Nicola Giua, portavoce dei Cobas Sardegna.

Il direttore scolastico regionale, Francesco Feliziani, replica: "Trionfalismo fuori luogo, checché ne dicano i detrattori, gli Invalsi sono uno strumento utile e valido".

LA PROTESTA - Da Cagliari a San Giovanni Suergiu, da Selargius a Muravera, da Decimoputzu a Samassi, da Posada a Sorgono: numerosi istituti ieri sono rimasti chiusi o hanno dovuto sospendere le prove.

È stata la prima giornata di protesta - nelle scuole dell'infanzia, elementari e medie di primo grado - proclamata dai Cobas. Obiettivo: ribadire un chiaro e forte "no" a un "modello di docente adattabile, somministratore di prove standardizzate e illustratore di manuali per quiz, nel quadro dell'immiserimento materiale e culturale della scuola pubblica", dicono.

Non solo: la protesta è l'occasione per ricordare che «siamo contrari alla Buona scuola e ai decreti attuativi recentemente approvati dal Consiglio dei ministri che, tra le altre cose, daranno ancora più importanza agli Invalsi nella valutazione delle scuole, degli studenti e dei docenti». Domani ci sarà la prova di matematica, ma lo sciopero dei docenti e del personale Ata non si è potuto replicare perché è vietato farne due in una settimana, così ecco "l'appello ai genitori", sottolinea Giua, "affinché capiscano l'insensatezza dello svolgimento degli Invalsi e non facciano partecipare i loro bambini". Per il 9 maggio invece, quando sono chiamate alle prove le seconde superiori, il sindacato attende una risposta della Commissione di garanzia.

LA CGIL - Dice Ivo Vacca, segretario generale Flc Cgil: "Siamo estremamente critici sulla scelta delle prove Invalsi come metodo di valutazione del sistema scolastico, per il metodo e il modello usato, di stampo anglosassone e lontano del mondo della scuola italiana, che genera una classificazione i cui fini non sono ancora oggi chiari. Se a questo aggiungiamo i dubbi e le perplessità sulla delega della "107", è chiaro il giudizio negativo su questo tipo di attività. Questa valutazione negativa però non ci ha portato alla mobilitazione o allo sciopero. Rispettiamo le decisioni degli altri sindacati ma non aderiamo a questa azione di protesta".

LA DIREZIONE SCOLASTICA - "Le prove Invalsi sono l'unico sistema per avere un quadro comparabile tra diverse scuole e in ambito internazionale, hanno un'indubbia valenza scientifica e sono uno strumento utilissimo", spiega il dirigente, Francesco Feliziani.

"Io dico che sono osteggiati ideologicamente, perché alcuni evidentemente non vogliono far emergere le vere criticità di alcune realtà. Grande successo dello sciopero? Non so, non abbiamo ancora i dati, per ora sembra che siano meno del 30% delle classi interessate quelle dove non si sono svolti i quiz".

© Riproduzione riservata

COMMENTI


UOL Unione OnLine

PIÙ LETTI
Loading...
Caricamento in corso...