N oi, chi siamo? Me lo chiedo cercando di fare un bilancio, sempre provvisorio, sempre incerto, dopo aver riportato il baricentro in Sardegna ed essermi confrontato con un campione non scientifico, lo so, che tuttavia non lascia molta speranza a variazioni rilevanti.

Si può vivere senza libri, giornali, TV e social: molti lo fanno, magari dando solo un'occhiata al film serale prima di andare a letto; viceversa, ci si può interessare alla realtà locale, si possono spulciare i quotidiani, approfondire i dibattiti in televisione, lavorare attivamente e partecipare nella discussione e nelle battaglie civili, sforzandosi di capire meglio. Nel secondo caso, il risultato è di tale stato confusionale che vien voglia di estraniarsi chiudendo i boccaporti, oppure di fuggire, ripercorrendo i passi che i nostri giovani in cerca di futuro ormai compiono lontano dall'isola.

Manca completamente un'idea di Sardegna, frammentata sulle rocce delle ideologie, di una stantia emulazione dell'Italia e del tornaconto personale, e dunque quasi impossibile da ricostruire, da forgiare a sistema-motore dello sviluppo. Il risultato è impietoso, quanto devastanti sono le resistenze occulte, che mettono ceppi ai progetti fingendo costruttività.

Veniamo ai numeri: negli ultimi 20 anni la ricchezza dell'Italia è cresciuta mediamente dello 0,2 per cento ogni anno, un nulla. Lo rileva l'Associazione Artigiani e Piccole Imprese, la Cgia, secondo cui «il dato è molto preoccupante e riconducibile, in particolar modo, agli effetti della crisi iniziata nel 2008». (...)

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