#CARAUNIONE

La lettera del giorno

"Il Coronavirus e l'epidemia social che ci spaventa ancora di più"

"Vediamo e leggiamo troppo e non sappiamo più distinguere quello a cui credere o meno"
(foto ansa)
(foto Ansa)

"Cara Unione,

il Coronavirus si diffonde in Italia e sottoscrive un pensiero certo: il dubbio su cosa accadrà rischia di logorare le menti. A riguardo sono state dette troppe cose. E quante ne abbiamo viste e ascoltate di recente: una valanga di ansie e precauzioni che hanno portato alla psicosi di massa. Siamo gente abitudinaria, chi più chi meno. E nella vita di tutti i giorni ci convinciamo di poter gestire e manovrare gran parte delle questioni che dobbiamo affrontare; ma spesso accade qualcosa che ci fa comprendere che non è così. Ed ecco che, una volta compreso ciò, ritorniamo ad essere nudi e vulnerabili, con i nostri dubbi e i nostri timori. Leciti e a volte esagerati. Forse necessari.

Questa è la prima epidemia social. Sul web troviamo frasi ad effetto e news a metà, parole che intendono gettare ombre laddove si cela paura e che spesso non corrispondono al vero. Le notizie rimbalzano come palline impazzite. C'è chi elargisce nozioni coscienziosamente e con criterio: sono virologi ed esperti in materia (ben vengano). Altri non lo sono, ma scrivono comunque. E parlo anche di certi siti che hanno battuto informazioni pericolose. Altri ancora postano direttamente dal cellulare creando scompiglio. Che saranno poco attendibili, questo è poco ma sicuro, ma ciò non li rende meno influenti. Basta accendere la televisione o la radio e sentiamo di tutto. Senza parlare poi dei social network: qui la fiamma divulgativa divampa. E ad analizzarla seriamente, questa, non è che sia poi una cosa così meravigliosa, poiché a furia di assorbire senza sosta molti perdono la capacità critica e si lasciano trascinare dalla slavina emotiva che finisce per travolgerli. Vediamo e leggiamo troppo e non sappiamo più distinguere quello a cui credere o meno. Il panico non aiuta. Il panico alimenta il caos. È benzina sul fuoco. Generando incendi di paura che bruciano nelle comunità. Talvolta intaccando anche una piccola porzione di umanità.

Siamo deboli e a tratti impauriti (ed è normale): affermare il contrario - in linea generale - sarebbe proclamare menzogna.

La parola quarantena fa paura. La parola morte, fa paura. Si respira aria incerta. E la colpa è la mancanza di certezze. Se ho la febbre prendo paracetamolo. Ma se mi becco il Coronavirus che faccio? Guarisco o mi spengo pian piano? Sopravvivo o ci lascio le penne? Spaventarsi è normale: siamo umani. Ma la calma, spesso e volentieri, può far molto.

Molto più di quanto noi stessi crediamo".

Riccardo Sanna

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