«Sloow food, una filosofia di vita»
Antonella Angioni, 67 anni insegnante in pensione, presidente della Condotta di Cagliari: «Mangiare lento, pietanze realizzate con prodotti a chilometri zero assaporando le tipicità locali»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Mangiare lento, pietanze realizzate con prodotti a chilometri zero assaporando le tipicità locali». Antonella Angioni, 67 anni insegnante in pensione, presidente della Condotta di Cagliari, racconta così la missione di Slow Food.
Nata come Arcigola, fondata in Piemonte nel 1986 da Carlo Petrini, Slow Food è diventato un movimento internazionale nel 1989.
La missione?
«Contrapporsi alla moda che arrivava in quegli anni del fast food del mangiare veloce che non sempre, ma spesso, vuol dire farlo anche quasi inconsapevolmente. Oggi è una realtà conosciuta in tutto il mondo con sedi in 160 paesi e può contare su oltre un milione di attivisti organizzati in Condotte, Comunità e Reti tematiche che promuovono la difesa dell’ambiente, della biodiversità e la diffusione di metodi agroecologici. Tutto questo attraverso l’educazione al gusto, la salvaguardia dei prodotti e delle tecniche di produzione, attraverso il riconoscimento dei presìdi, e i prodotti dell’Arca del Gusto, sostenuti con il racconto e la promozione degli stessi da parte dei ristoratori che abbracciano la filosofia Slow Food (riuniti nella “Osterie d’Italia” Slow Food Editore) e in particolare I Cuochi dell’Alleanza che impiegano nelle loro cucine i prodotti locali, i Presidi Slow Food, e i prodotti dei Mercati della Terra e delle Comunità».
In modo opera Slow Food?
«Cerchiamo di sensibilizzare la società civile in ogni angolo del mondo, vengono organizzati eventi internazionali come Slow Wine Fair, Slow Fish, Cheese Terra Madre Salone del Gusto (a Torino, si terrà la prossima edizione nel settembre 2026). Oltre che dalle Condotte e Comunità, le azioni sono portate avanti attraverso le reti tematiche Slow Olive, Slow Grains, Slow Beans, Castanicoltori, Slow Mays), le coalizioni internazionali (Slow Food Coffee Coalition, Slow Wine Coalition, Migrant Network, la rete dei giovani attivisti di Slow Food Youth Network e le campagne come Slow Fish, Slow Cheese, Slow Meat, Slow Bees, Cibo e salute, grazie alle quali si sostengono le istanze del mondo della produzione e la richiesta di diritti dei consumatori alle istituzioni comunitarie».
È anche un sostegno all’economia?
«Sì, soprattutto quella locale delle aree interne. Slow Food ha dato vita al progetto Slow Food Travel che propone un nuovo modello di viaggio, fatto di incontri e scambi con agricoltori, casari, pastori, norcini, fornai, viticoltori che, insieme ai cuochi che cucinano i loro prodotti, sono i narratori dei loro territori e guide speciali alla scoperta delle tradizioni locali».
Alla base una nuova etica.
«Slow Food è impegnata a promuovere il diritto per tutte e tutti ad un cibo buono, pulito e giusto per dare il giusto valore al cibo praticando e diffondendo il rispetto verso chi lo produce in armonia con l’ambiente ed ecosistemi e grazie ai saperi di cui sono custodi le comunità locali e i loro territori, in prima fila per la tutela dell'ambiente della biodiversità legata al cibo. Opera grazie alle diversità culturali, ai saperi tradizionali, al ruolo del senso di comunità a beneficio delle aree rurali delle piccole produzioni del cibo buono pulito e giusto, di un prezzo giusto per i produttori e per i consumatori».
Il movimento nella zona di Cagliari?
«In provincia di Cagliari hanno aderito alla condotta di Slow Food oltre 200 soci, sostenitori di questa di filosofia di vita, ma anche ristoratori, panificatori, contadini e allevatori produttori di grano, vino, erbe officinali, olio, formaggi, salumi, miele e via dicendo. Tra di noi ci sono anche giovani che hanno deciso di dedicarsi alla produzione di cereali riscoperti e di pani tradizionali, vini, ortaggi, olive, miele, all’allevamento di galline ovaiole, per fare solo qualche esempio».
È anche un impegno ambientale.
«Siamo persone unite dall'amore per la Sardegna più vera e unita e contro l'uso di pesticidi di antibiotici impegnati in un allevamento in un'agricoltura biologica che propongono davvero menu a chilometri zero, imperniati su piatti tradizionali. L’attività che svolgiamo è a 360 gradi, oltre le attività rivolte ai soci e simpatizzanti attraverso dei laboratori guidati e corsi di avvicinamento alla degustazione di olio, pani, formaggi, mieli e così via, siamo impegnati nei progetti con le scuole attraverso dei laboratori e visite guidate, durante i quali gli studenti vengono coinvolti in attività che valorizzano l’esperienza diretta per sperimentare e trasmettere i saperi legati alla alle culture materiali e sociali come quella dell'alimentazione, e l’importanza della tutela dell’ambiente e della biodiversità».
Quali sono le vostre Comunità Slow food?
«Nella nostra Condotta abbiamo tre Comunità Slow Food: quella del Grano Quarantinu di Alessandro Mancosu a Guspini, del Carignano a piede franco di Tessa Gelisio a Calasetta e Slow Food Travel di Elisabetta Secci a Villamassargia».
L’obiettivo delle Comunità?
«Siamo consapevoli che l’educazione e la formazione delle giovani generazioni, oggi non può essere fatta solo dalle Istituzioni, ma sia necessaria un’offerta formativa più ampia che coinvolga in modo sinergico anche altri soggetti attivi sul territorio. Il cibo è lo strumento ideale per sperimentare e promuovere un’educazione articolata, complessa e creativa che dia valore alle relazioni, alla lentezza, alla consapevolezza, ai saperi e alle produzioni locali per promuovere cambiamenti e comportamenti nuovi più responsabili per la propria salute e quella del pianeta. L'impegno è anche nei confronti dello spreco alimentare, un problema che riguarda principalmente i paesi occidentali ed occorre la sensibilizzazione per evitarlo o per utilizzare il cibo per il riciclo. Nell’ambito della Campagna di Slow Food Italia “Slow Grains” stiamo avviando, in collaborazione con il Comitato promotore del Pane Coccoi IGP, l’Accademia del lievito madre e di Agris Sardegna il percorso itinerante “ Tutta Farina e Semola del nostro sacco” che coinvolgerà diversi Paesi rinomati per la produzione di differenti grani e pani tradizionali e che coinvolge i nostri soci e simpatizzanti in un itinerario esperienziale che prende avvio nel mese di novembre e si concluderà nel mese di giugno.
C’è poi l’elenco dei cibi da salvare per conto dell’umanità.
«Uno dei progetti più importanti di Slow Food è quello di salvare la biodiversità alimentare, mappando i prodotti di varietà vegetali, razze animali formaggi, salumi, pani, frutta e dolci che rischiano l'estinzione con la creazione di un catalogo virtuale, l’Arca del gusto. In Sardegna i prodotti inseriti sono 45 e riguardano diverse tipologie di prodotti: come ad esempio il Casu Axedu, il Casu in Filixi, il gioddu, la pecora nera di Arbus, il prosciutto di Seulo, il fagiolo bianco di Terraseo, quello di Tiana, pane Pillu, il Pà Punyat, il filindeu, le lorighittas, andarinos, il miele di cardo, di lavanda selvatica, l’olio di lentisco, il carciofo masedu, la mela tempra arrubia, l’arancio tardivo di San Vito, il pistoccu de Nuxi, la copuleta di Ozieri, i piricchittus.
Poi ci sono i presidi di Slow food.
«Si tratta di un lavoro di catalogazione all’azione concreta sui territori. I Presidi Slow Food in Sardegna sono dodici: s'Arxidda di Escalaplano, il Casizolu del Montiferru, la Fresa di Ittiri, il Pecorino di Osilo, il Pecorino dell’Alta Baronia, il Fiore Sardo dei Pastori, il Suino Sardo, la Razza Sardo Modicana, la Pompia, la Bottarga di Muggine e pesca tradizionale dello Stagno di Cabras, il Cappero di Selargius,lo Zafferano di San Gavino Monreale. Intendono valorizzare e promuovere le comunità, dall’indagine sui prodotti al coinvolgimento dei piccoli allevatori, agricoltori e produttori che ogni giorno lavorano per salvare la biodiversità alimentare dall’estinzione di razze autoctone, le varietà di ortaggi, frutta, pani, formaggi, i dolci tradizionali. Persone che si impegnano a tramandare le tecniche di produzione e i mestieri, si prendono cura dell’Ambiente e valorizzano paesaggi, territori insieme a un patrimonio di culture e di saperi. Sono esempi virtuosi di economia locale, riconosciuti a livello Internazionale, dalle Istituzioni, dal mondo Accademico.
